Malavita a processo a Casarano: dopo le prime condanne si attende la verità sull’omicidio di Augustino Potenza

Il Comune, "parte civile", ha chiesto un risarcimento da un milione e 600mila euro

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Casarano – Sarà un altro processo a cercare la verità per l’omicidio di Augustino Potenza. Quello conclusosi con le 12 condanne di ieri, in seguito all’operazione Diarchia condotta dalla Direzione distrettuale antimafia, ha soltanto sfiorato la scia di sangue lasciata il 26 ottobre del 2016, nel parcheggio dell’ipermercato cittadino.

Il collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro, condannato a 15 anni e quattro mesi, è stato ritenuto “credibile” dai giudici: lui, il boss riconosciuto della malavita locale, con intrecci a vari livelli, si è sempre detto estraneo al tentativo di eliminazione del 42enne Luigi Spennato (ridotto in fin di vita la sera del 28 novembre 2016 in contrada Campana) così come per l’omicidio dell’ex sodale Potenza di due mesi prima.

Montedoro ha sempre parlato di azioni da attribuire a figure emergenti della malavita leccese, a contrasti regolati da sicari giunti da Brindisi e Torchiarolo. Il processo appena conclusosi ha condannato Montedoro, con il rito abbreviato, per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Gli esecutori materiali del tentato omicidio Spennato sono invece individuati nei cugini Luca ed Antonio Del Genio, condannati ciascuno a 20 anni.

Intorno al clan, hanno accertato le carte processuali, ruotava  la quasi totalità dell’attività criminale nella zona, soprattutto dopo il via libera ottenuto dall’eliminazione dell’altro boss, un tempo amico, Augustino Potenza. I membri del sodalizio sono stati ora condannati, a vario titolo, per i reati di associazione mafiosa, detenzione di armi, droga, ricettazione, estorsioni e tentato omicidio (quello di Spennato). L’inchiesta mise in luce i vari affari del sodalizio criminale, tra droga, estorsioni e spaccate ai danni di postazioni bancomat.

Il Comune “parte civile” Intanto sarà il tribunale civile a determinare il diritto al risarcimento spettante al Comune di Casarano, costituitosi parte civile: la richiesta avanzata nel corso del processo fu pari ad un milione e 600mila euro nei confronti di dieci imputati: 250mila ciascuno per  Montedoro e per i cugini Luca ed Antonio Del Genio.