Gallipoli – Si andrà a processo, dal prossimo 3 giugno, per la vicenda legata alle presunte pressioni illecite nel rinnovo del consiglio di amministrazione della Banca di credito cooperativo di Terra d’Otranto.  I fatti risalgono al 2014 e coinvolgono anche il sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta, che si è sempre dichiarato “assolutamente estraneo ai fatti” parlando di “attacco politico personale” . Sulla base delle indagini condotte dalla Direzione distrettuale antimafia, il rinvio a giudizio riguarda anche altri cinque soggetti. Tra questi anche il 46enne di Monteroni Saulle Politi.

A pesare sulla decisione del giudice anche quanto affermato, di recente, dal neo collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro (di Casarano) il quale ha tirato in ballo proprio il l’Istituto di credito di Carmiano e Mazzotta in merito ad “affari” da perfezionare nel Basso Salento. Lo stesso Montedoro ha poi affermato che della questione “non se ne fece nulla”, mentre il sindaco di Carmiano ha sempre fermamente smentito di conoscerlo e di averlo incontrato.

Nei fascicoli dell’inchiesta sul rinnovo del Consiglio di amministrazione della Bcc i reati ipotizzati sono quelli dell’estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini condotte hanno portato al proscioglimento dall’accusa di illecita ingerenza sull’assemblea di altre cinque persone.

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Dalle ultime dichiarazioni di Montedoro emerge, più in generale, il forte legame consolidatosi nel corso degli anni tra due clan storici del Salento, quello dei Padovano di Gallipoli e dei Tornese di Monteroni: Montedoro chiama più volte in causa il 46enne di Monteroni Saulle Politi, definito “reggente del clan Tornese”.

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