Mala a Casarano: gli emergenti delle “cosche” Montedoro-Potenza scalpitano. E sparano

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Casarano – “Montedoro e Potenza”: a distanza di tre anni esatti dall’eclatante esecuzione mafiosa di quest’ultimo nel parcheggio dell’ipermercato, restano sempre queste due figure  a condizionare l’attività criminale in città. Il 24enne Giuseppe Moscara, arrestato nella serata di sabato scorso dai carabinieri con l’accusa di essere l’esecutore materiale del tentato omicidio di Antonio Amin Afendi del 25 ottobre, viene ritenuto dagli inquirenti un affiliato alla cosca “Montedoro”, ovvero al clan di riferimento dell’ormai collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro. Gli inquirenti parlano senza mezzi termini di scontro tra gli affiliati alle due “cosche” per il predominio nel controllo degli “affari” illeciti non solo in città ma anche nei centri limitrofi, tra i quali Matino, Taurisano, Ruffano e Supersano.

Augustino Potenza

Il 27enne marocchino viene, invece, considerato il successore di Potenza, colui che ne ha “ereditato la reggenza in seguito all’omicidio del capo indiscusso”. Il marocchino, ormai da anni residente a Casarano, non solo è l’attuale compagno della vedova di Potenza, ma a quest’ultimo appare talmente legato da conservare la sua foto (alla stregua di un santino) nel cruscotto della sua Volkswagen Golf, la stessa da dove l’altra sera è fuggito a gambe levate dopo i primi colpi di kalashnikov, in via Manzoni, proprio sotto quella che di Potenza fu l’abitazione.

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La “diarchia” resta sempre 

Luigi Spennato

Le logiche del malaffare e della paura in città, dunque, pur a distanza di anni corrono sempre lungo il medesimo asse, quello che ha legato Augustino Potenza (fatto fuori il 26 ottobre del 2016) e Tommaso Montedoro (dapprima sodali poi rivali), e continua a legare i loro affiliati: ai due boss venne “dedicata” l’operazione “Diarchia” condotta dai carabinieri nel maggio 2017 che ha portato a 14 condanne, anche di insospettabili. Tra gli oltre 125 anni di reclusione inflitti , al 42enne Montedoro ne sono spettati 15 anni e quattro mesi, perché le sue dichiarazioni rese nel corso del processo sono state ritenute “attendibili” dalla Procura e per lui sono scattate le attenuanti previste dalla legge per i collaboratori di giustizia.

Tommaso Montedoro

In questo contesto, però, Montedoro è stato assolto da ogni responsabilità per il tentato omicidio di Luigi Spennato, sopravvissuto (ma con gravissime inabilità) all’agguato del 28 novembre 2016 in contrada Campana. Montedoro ha sempre sostenuto di non essere stato lui il mandante di questo agguato (così come dell’omicidio Potenza) attribuendone la responsabilità all’attività di soggetti “emergenti”. Per il tentato omicidio di Spennato sono stati condannati a 20 anni ciascuno i cugini Luca ed Antonio Del Genio.

Gli “emergenti”

Tra gli “emergenti” si inserisce a pieno titolo anche il 24enne Moscara, accusato non solo del tentato omicidio di Afendi ma anche di quello del novembre 2016 ai danni di Luigi Spennato, quest’ultimo ritenuto “storicamente legato” agli affari di Potenza. «Spennato era amico e socio di Potenza con il quale aveva condiviso una lunga detenzione e una complessa vicenda giudiziaria dalla quale entrambi erano stati assolti», fanno sapere gli inquirenti.

Moscara, noto negli ambienti malavitosi come “mozzarella” o “il grosso”, risponde ora di tentato omicidio aggravato dalla finalità di agevolare la sua associazione mafiosa. La decisione di eliminare quello che appare l’erede di Potenza, cioè Afendi, risponde, dunque, a logiche di clan. Domani, martedì 5 novembre, Moscara sarà davanti al gip Giovanni Gallo nell’udienza di convalida del fermo eseguito dai carabinieri.

Le indagini ancora in corso

Ora si cerca l’uomo che lo ha aiutato a bruciare l’Audi A4 nera (in origine con targa svizzera risultata rubata lo scorso giugno a Lido Marini) nei pressi del parco commerciale di Cavallino così come l’eventuale “complice” a bordo della stessa auto dalla quale sono partiti i colpi di kalashnokov. Prima di trincerarsi nel silenzio, è stato lo stesso Afendi ad indicare “due persone” a bordo dell’auto che ha affiancato la sua in via Manzoni.

Moscara, secondo la Direzione distrettuale antimafia, avrebbe dovuto far parte pure del gruppo di fuoco incaricato di eliminare Ivan Caraccio, prima dell’operazione Diarchia che venne accelerata proprio per sventare questa nuova esecuzione. Il 24enne appena arresto, inoltre, avrebbe ricevuto un aiuto dalla malavita campana, regione nella quale si è rifugiato per alcuni giorni dopo l’agguato di via Manzoni.

Le reazioni in città

All’indomani della sottoscrizione del “Patto sulla legalità” in Prefettura, il sindaco Gianni Stefàno esprime il proprio apprezzamento per l’azione delle forze dell’ordine “che tempestivamente hanno impresso una svolta alle indagini sull’ultimo fatto di sangue avvenuto in città”. Di diverso tenore l’intervento del consigliere comunale del Pd Attilio De Marco il quale si chiede quanto il protocollo appena sottoscritto vicoli gli uffici comunali nel comunicare alla Prefettura l’apertura di nuove attività produttive, di esercizi commerciali e passaggi di proprietà. De Marco si rammarica per il tempo perso sinora, ricordando come di tale “protocollo” si sia parlato per la prima volta nel Consiglio comunale monotematico del 16 novembre 2016, e chiede una “vera indagine patrimoniale per accertare, o tentare di farlo, i flussi di denaro che negli ultimi anni hanno attraversato il tessuto sociale di Casarano”, prestando attenzione in particolare a chi ha svolto il ruolo di “prestanome”.

Il presidio di Libera, alla luce dell’ennesimo fatto di sangue, rivolge alle istituzioni un appello chiedendo “ancor di più azioni concrete, volte a garantire maggiore sicurezza e ad assicurare alla giustizia, attraverso approfondite indagini, chi del “sistema” criminale fa parte”.

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