Maglie: Internet per combattere la povertà in un progetto del liceo “Capece”

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La preside Margiotta con le ragazze del progetto “Internet to fight the poverty”

Maglie – Si può combattere la povertà attraverso la Rete? Gli studenti del liceo “Capece” ci credono e portano avanti con impegno il progetto “Internet to fight the poverty”, tradotto “Internet per combattere la povertà”.

Anche questi giorni della Settimana della creatività sono diventati per i ragazzi un’occasione per presentare il loro progetto e condividerlo con i compagni. Ecco, quindi, in un corridoio del liceo, un banchetto con piccoli manufatti (anche dolci) la cui vendita renderà possibili le iniziative già in programma: prima di tutto l’acquisto di computer, indispensabile per l’avvio del progetto.

Ridurre il divario digitale fra paesi ricchi e poveri

Alla base di “Internet to fight the poverty” c’è la constatazione che nella Rete non ci stiamo tutti e che l’80% della popolazione mondiale ne è esclusa. Questo significa anche che c’è un ulteriore elemento di discriminazione tra ricchi e poveri, tra i paesi ricchi e quelli in via di sviluppo, che non possono perdere occasioni di crescita, conoscenza e affermazione dei propri diritti attraverso l’uso di Internet.

Cinque anni fa un gruppo di studenti del “Capece”, coordinato dalla docente Tina Cesari, ha cominciato a lavorare promuovendo una serie di iniziative per favorire l’uso di Internet in Africa e nei paesi del Sud del mondo, allo scopo di ridurre il divario digitale. Incominciando proprio dalla scuola.

Il banchetto del progetto “Internet to fight the poverty”

Rete di scuole e associazioni

Nella consapevolezza che è necessario fare squadra è nata una rete che si è ingrandita nel corso degli anni.

Con capofila il “Capece”, ne fanno parte: la scuola dell’infanzia e primaria “Principe di Piemonte” di Maglie (referente prof. Patrizia Galati); scuola secondaria di primo grado “Panareo” di Maglie (referente prof. Angela Balena); l’Istituto agrario e alberghiero “Presta Columella” di Lecce (referente prof. Alessandra Camar); St. Therese di Lisieux School di Utonga Madafu (Tanzania); Istituto Cem di Ngothie (Senegal); Scuola di Gorom Gorom (Burkina Faso); Asilo delle farfalle di Goba (Tanzania); associazioni di volontariato (Beata Vergine Maria Madre della Misericordia di Gallipoli) e associazione Huipalas (Kenia) a Nairobi e Kyigì. Nel corso di quest’anno sarà coinvolta anche una scuola dell’Etiopia.

Obiettivi raggiunti

Al di là delle realizzazioni pratiche (attivazione di postazioni Internet in Kenia, Tanzania, Senegal; collegamenti Skype; pagina Facebook “Ifp”, in cui si intensificano e si consolidano le amicizie tra i ragazzi dei paesi in contatto; dono di computer), ci sono altri aspetti importanti da evidenziare che riguardano il senso profondo del progetto.

C’è prima di tutto la conoscenza delle problematiche dei paesi interagenti, portata avanti con vari strumenti, anche attraverso il contatto con operatori già attivi in quelle zone da anni. Poi l’aspetto fondamentale della comunicazione globalmente intesa, anche con l’approfondimento della lingua (inglese e francese).

Per questo il progetto è a pieno titolo di intercultura, e si allaccia al piano della solidarietà e dell’impegno sociale.

In seconda fila da sinistra Ignazi, Cesari e Marino

Lo staff

Coordinatrice e responsabile del progetto è la prof. Tina Cesari. Ad affiancarla le tutor in lingua francese prof. Antonella Marino, e inglese, prof. Connie Ignazi, che curano la preparazione e l’attivazione dei collegamenti Skype con le scuole partner.

La dirigente Gabriella Margiotta segue da vicino l’iter del progetto nelle varie fasi e ne sottolinea la validità nei suoi valori di fondo: «Il rispetto della persona, i diritti inalienabili dell’uomo, la responsabilità individuale e collettiva, il senso civico, i valori di libertà e di giustizia rappresentano solo alcuni temi da sviluppare per consolidare nelle nuove generazioni una cultura civico-sociale, che trova riscontro anche nella realizzazione del maxiprogetto Ifp, attraverso il quale si vuole costruire un ponte tecnologico per veicolare tali valori e favorire l’interculturalità e l’educazione globale alla cittadinanza».