Lutto nell’Arma, a 54 anni muore per Covid Arturo D’Amico, maresciallo originario di Tricase

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Tutino (Tricase) – Si è spento ieri sera nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Umberto I di Roma Arturo D’Amico, comandante della Stazione dei carabinieri di Campomarino, in provincia di Campobasso. Il luogotenente originario di Tutino (frazione di Tricase) aveva 54 anni ed era stato trasferito nell’ospedale capitolino lo scorso 22 febbraio per le complicanze di una polmonite causata dal contagio da Covid. Lascia la moglie Silvana ed i figli Giovanni ed Enza.

A ricordarlo, tra i tanti in queste ore, è anche il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Teo Luzi: «Comandante di Stazione sempre in prima linea a fianco dei cittadini su cui, insieme ai suoi uomini, era chiamato a vigilare, si è sempre distinto per l’impegno, l’abnegazione quotidiana e la disponibilità nello svolgere proficuamente il proprio incarico. Un carabiniere che credeva profondamente nel proprio lavoro, in particolare nel ruolo fondamentale di prossimità alle comunità svolto dalle stazioni carabinieri. Una vita dedicata al dovere, alla famiglia e alle istituzioni, che ha servito con umiltà ponendosi sempre a disposizione della comunità affidata alla sua responsabilità, finché oggi il virus si è portato via il suo respiro. Lascia la moglie e due figli di 16 e 18 anni».

D’Amico, nei carabinieri dal 1986, ha prestato servizio nella Stazione di Termoli e poi a Roma Eur prima di prendere servizio presso il Nucleo operativo della stessa Compagnia. A seguire dieci anni presso l’Anticrimine di Campobasso e dal 2008 comandante a Campomarino. Il suo impegno nell’Arma gli era valso, nel 2016, il conferimento di un attestato da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della festa dell’Arma.

La salma di D’Amico tornerà nella sua città adottiva, a Termoli, mercoledì 10 marzo intorno alle 15.30, per essere trasportata presso il locale cimitero dove, per motivi di sicurezza sanitaria legati alla pandemia, è prevista soltanto la benedizione della salma, prima della tumulazione, alla presenza di una ristretta cerchia di familiari.