Galatone, “Lu zu’ Gigi” dà fuoco da 32 anni

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GALATONE. “Lu giurnu di santa Lucia la tia llunghesce quantu lu passu ti la chiaddhrina mia”: usa questo detto dialettale il professore Francesco Danieli per spiegare la tradizione galatea del falò di Santa Lucia, festività in cui le giornate cominciano ad aumentare impercettibilmente le ore di luce. «È una festa solare – continua – che segna l’incedere della luce sulle tenebre, associato al culto per quella che è la santa della vista, a Galatone presente grazie soprattutto alla chiesa dell’Annunziata, nel centro storico, da tutti conosciuta come chiesa di Santa Lucia». Com’è tradizione, ogni anno, il 13 dicembre vede l’affaccendarsi di gruppi, associazioni e parrocchie che si organizzano per realizzare il falò in vari angoli del paese, magari accompagnando le iniziative con cibi tipici e musica. «Soltanto da queste parti – dice Danieli – si trova un’eccezione nel nome e nella data, in quanto in molti altri centri si parla di ‘focare’, in occasione di solito della festa di Sant’Antonio”.

Ma da ben 32 anni, in via San Luca, un uomo che all’anagrafe risponde al nome di Luigi Giosuè Gabrieli (foto), ma che da tutti è conosciuto come “lu zu’ Gigi”, realizza il falò di più antica tradizione che Galatone ricordi. Autotrasportatore negli anni passati e instancabile lavoratore anche da pensionato, Gigi è conosciuto da molti concittadini per via della professione che svolgeva. «Dal 1982, avendo a disposizione lo spazio vicino casa e il camion per caricare le fascine – dice Gigi – ho voluto continuare una tradizione che ricordo esisteva già quando ero bambino, e a cui sono molto legato, sia per il culto alla santa, sia per preservare qualcosa che altrimenti scomparirebbe».

E non è una paura infondata quella di Gabrieli: Danieli conferma che mentre negli anni passati ad ogni angolo di strada se ne vedeva uno, su iniziativa per lo più dei ragazzini, oggi anche le normative bloccano un po’ le cose.«Mi piacerebbe – dice Gigi – che qualcuno della famiglia continuasse un giorno questa tradizione, magari qualche nipote. Quello che mi dà più soddisfazione è il coinvolgimento della gente: durante la preparazione della catasta di legna alcuni si offrono di aiutare. All’ora stabilita, poi, sono tutti riuniti intorno al falò, riscoprendo un’aria antica di festa”.

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