Locali, coca e tanti soldi. Fermate otto persone

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Da sinistra, Luca Negro, Fabio Negro e Massimiliano Esposito, tutti e tre di Gallipoli
Da sinistra, Luca Negro, Fabio Negro
e Massimiliano Esposito, tutti e tre di Gallipoli

GALLIPOLI. Da Gallipoli a Gallipoli. Partiti da una rapina nella discoteca “Praja” sul litorale sud della città, fatta il 24 luglio del 2011 e fruttata 40mila euro, e arrivati ad individuare uno spaccio di droghe a Gallipoli e dintorni, con fornitori di Lecce, Brindisi, Maglie e di MelissanoCasarano. Senza scoprire però i protagonisti di quell’assalto di tre anni fa. Ma questo poco importa agli inquirenti in questo momento, soddisfati per essere riusciti a risalire allo smercio di cocaina soprattutto (ma anche hashish e marijuana) in lidi danzanti e discoteche gallipoline tramite la presenza di un gallipolino registrata dalle telecamere del “Praja”.

Cosa stava a fare lì, fuori dal locale proprio in quelle ore della rapina, Fabio Negro? No, il 38enne non sembra essere il classico “palo” nè è risultato avere nulla a che fare con quella razzia. Era lì per altro: almeno questo sostengono gli inquirenti negli atti con cui hanno arrestato all’alba di lunedì 7 luglio lui e altre sette persone. Di Gallipoli sono Luca Negro, di 38 anni e militare della Capitaneria di porto in servizio a Lampedusa, e Massimiliano Esposito di 45. Gli altri della rete di spaccio – in cui sembra che i gallipolini non avessero una posizione di spicco – sono di Lecce, Brindisi e Maglie, mentre in sette sono indagati a piedi libero, tra cui alcune persone della zona di Casarano e Melissano che avrebbero avuto un ruolo anche loro di fornitori.

Il nucleo di gallipolini aveva però in mano il mercato  non solo dei locali della movida della città ma anche quello dei paesi vicini, in particolare Alezio, Sannicola e Parabita. Toccherà ai magistrati ed alle forze di polizia che hanno condotto le indagini in questi due anni dimostrare con le prove questi assunti, compreso un eventuale collegamento con il clan della zona. Finora non provato. Dice il sostituto procuratore Antonio De Donno: «Ci si limita a dire che il gruppo agiva in un territorio controllato dal clan Padovano. L’operazione rientra negli sforzi in atto per garantire una estate tranquilla soprattutto in territorio gallipolino, dove si riversano masse importanti di turisti».