Lo sviluppo del Sud? Non può che essere nel Mediterraneo

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Buon Sud, augura Marco Esposito dalle colonne del Mattino!

Riequilibrare il rapporto della spesa storica e degli investimenti tra Nord e Sud, ammonisce Roberto Napolitano dalle colonne del Quotidiano del Sud!

Investimenti ed infrastrutture, rammenta Pietro Busetta dalle colonne del quotidiano La Sicilia.

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Insomma, il Sud si mobilita!

Si direbbe che l’occasione è storica. E tuttavia il rischio che, al termine della giostra, ci si ritrovi a stilare un consuntivo negativo è forte. Ovviamente non si tratta di partito preso. Si tratta di paradigma dello sviluppo!

Ha ragione Esposito ad insistere sul riequilibrio, ha ragione Napolitano a tuonare contro gli scippi storici a danno del Sud ed ha mille volte ragione Busetta a sottolineare l’importanza delle infrastrutture (a cominciare dal ponte sullo Stretto e dall’alta velocità in tutto il Sud).

Credo tuttavia che se il governo da un lato, e gli economisti (e tutti gli intellettuali) dall’altro, non aprono un dibattito sul paradigma dello sviluppo, non si va da nessuna parte. Finché la visione dello sviluppo resterà legata a quella euro-atlantica, al Mezzogiorno non resterà che la funzione di mercato residuale. È quindi necessario rovesciare tale visione in favore della visione euro-mediterranea.

Se nei decenni scorsi la prospettiva euro-mediterranea (con il secolo XX dominato dagli Usa e dal modello Atlantico dello sviluppo) poteva sembrare meramente teorica e visionaria, oggi essa è reale e addirittura già in essere.

Il XXI secolo sarà sicuramente il secolo della Cina e sarà anche il secolo del Mediterraneo. I processi di geopolitica indicano un mondo in costruzione multipolare, in luogo del mondo monolitico conosciuto sin qui.

Le strategie della Cina (con il programma a respiro cinquantennale della belt and road) e i movimenti dell’Africa (che recentemente ha dato vita all’Unione africana), nonché le straordinarie potenzialità del bacino mediterraneo popolato da un miliardo di persone (con indici di crescita del 4/5% sulla sponda africana e mediorientale, a dispetto di guerre e terrorismi, oltre che delle derive neocolonialiste occidentali), indicano senza dubbi che il futuro appartiene già oggi al Mediterraneo.

E allora? Il governo e tutto il Sud devono muoversi in questa direzione. Concordo con Adriano Giannola che oggi, sempre dalle colonne del Quotidiano del Sud, lo ha detto senza perifrasi. Il Mediterraneo è la prospettiva entro la quale muoversi.

Aggiungo, il Mezzogiorno è stato sin qui, in negativo, lo specchio del Mediterraneo. Adesso che il Mediterraneo è in fermento rischia di restare tagliato fuori. Davvero un paradosso, oltre che una beffa di portata storica.

Già oggi la dorsale danubiana nei traffici est-ovest via terra (Cina-Asia verso Europa, Africa, Medio Oriente) si va imponendo a scapito della dorsale adriatica (e quindi del Mezzogiorno italiano privo di infrastrutture adeguate, ferrovie prima di tutto). Non solo. Rischiamo di restare tagliati anche dalla direttrice Sud dei traffici via mare. Tangerimed e Porto Said sono cresciuti in maniera straordinaria ed anche il Pireo, a regia cinese, promette di mettere fuori gioco i porti meridionali. 

Ecco perché è urgente una riflessione sul tema. Non solo come Mezzogiorno ma anche come Italia rischiamo di perdere l’aggancio con il nuovo paradigma dello sviluppo mondiale.

Con la differenza che il Nord ha molte carte da giocare, mentre il Sud, che ne è privo, non può perdere questa occasione e, con essa, anche il suo futuro.

Allora buon Sud a tutti con e nel Mediterraneo!

Buon Sud Governo!

Antonio Corvino – Lecce

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