Lido Zen Gallipoli: chiuse le indagini sui presunti abusi edili. Restano dieci gli indagati ma si aggrava la posizione di alcuni funzionari comunali

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Gallipoli – Restano dieci gli indagati per i presunti abusi al Lido Zez di Gallipoli, sotto sequestro dallo scorso 27 febbraio per l’intervento della Guardia costiera. La chiusura delle indagini preliminari ha però aggravato la posizione di cinque soggetti, ora accusati anche di abuso d’ufficio e falsità ideologica.

Secondo il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone che ha condotto le indagini, i dirigenti comunali coinvolti (alcuni oggi in pensione) avrebbero “sistematicamente” rilasciato permessi illegittimi in violazione degli strumenti urbanistici. Le altre accuse sono quelle di  distruzione o deturpamento di bellezze naturali, lottizzazione abusiva, opere eseguite in assenza di autorizzazione (o in difformità), occupazione del demanio marittimo. “Non a norma” sono state ritenute tutte le strutture presenti nel lido lungo la litoranea sud di Gallipoli: il chiosco-bar, il deposito, il porticato con due scale in ferro, i camminamenti e le pedane, oltre ai servizi igienici, alle docce ed al laboratorio.

Gli indagati

Gli indagati vengono accusati, in sostanza, di aver (a vario titolo) autorizzato ed eseguito interventi edilizi finalizzati a realizzare una complessa struttura destinata a stabilimento turistico-balneare, ma utilizzata di fatto anche come discoteca all’aperto e come location per matrimoni e compleanni.

La superficie in questione risulta pari ad oltre 1.850 metri quadrati (circa 700 dei quali in area privata, il resto area demaniale marittima in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e vincolo idrogeologico.

L’inchiesta

L’inchiesta coinvolge i tecnici e funzionari V.S. (68 anni) e G.C. (65) entrambi di Gallipoli, il 65enne S.L. di Taviano, la 65enne L.R. e la 39enne P.V. (entrambe di Matino), il 35enne M.F. di Gallipoli; gli imprenditori B.R. (56 di Casarano), E.C. (41 di Taviano), C.F. (54 di Casarano), A.M. (50 di Lecce), M.F. (35 di Gallipoli).

Terminata la fase delle indagini preliminari, i soggetti indagati hanno ora 20 giorni di tempo per presentare le proprie difese tramite i legali difensori.