Gallipoli – I tecnici comunali di Gallipoli hanno ultimato in questi giorni i controlli sulle strutture  balneari che rientrano in diverse casistiche, alcune delle quali prevedono lo smontaggio a fine stagione e comunque entro il 31 ottobre. Si tratta di quei lidi con autorizzazioni e concessioni stagionali a cui non basta la dichiarazione che è stata presentata istanza in sede di giustizia amministrativa per ottenere una sorta di sospensione dei termini. Non è servita a molto neanche una circolare della Regione per prevenire i conflitti.

Il provvedimento che non c’è Alcuni parlamentari di maggioranza – in particolare il Sottosegretario leghista Lucia Borgonzoni – si erano impegnati ad inserire tra i 90 articoli della legge di bilancio dello Stato (quella oggetto di contenzioso con l’Unione europea per intenderci) oppure tra i 27 articoli del decreto fiscale, un qualche articolo in materia non si è materializzato. Almeno fino a questo punto della tormentata vicenda che ha riempito pagine e servizi di giornali e tv.

La Soprintendenza tiene duro e con essa la magistratura, segnatamente la Procura della Repubblica di Lecce: chi non ha autorizzazioni annuali deve sgomberare. Da qui le richieste ai Comuni rivieraschi di controllare le varie situazioni. Come si è fatto a Gallipoli, anche se al momento non ci sono provvedimenti censori in vista. “Abbiamo effettuato i sopralluoghi in una quarantina di strutture, tra litorale sud e nord, comprese le strutture fisse. Ora esamineremo caso per caso”, dicono dagli uffici di via Pavia. Si può restare in piedi se si ha un permesso edilizio  per l’intero anno “ma ugualmente – si precisa – quelle strutture non possono essere attive fuori stagione”.

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C’è tra gli operatori chi ha presentato domanda di mantenimento in base alla legge regionale 17 e chi appunto si è rivolto al Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Lecce dandone notizia al Comune e sperando in un pronunciamento dei giudici in direzione della sospensiva alla indicazione di smontaggio come già accaduto per lidi di Gallipoli e Porto Cesareo soprattutto. La questione appare comunque abbastanza complicata. L’unica cosa certa è l’incertezza degli imprenditori balneari che hanno fatto sentire la loro voce a più riprese, chiedendo appunto chiarezza.

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