L’ex ministro Barbara Lezzi a processo per diffamazione: ora deciderà la Cassazione

La Procura della Repubblica accoglie l'istanza degli avvocati difensori dell'ex attivista 5 Stelle di Gallipoli Massimo Potenza

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Gallipoli – Avrà un seguito in Cassazione la vicenda giudiziaria che vede contrapposti la senatrice pentastellata Barbara Lezzi e l’ex attivista gallipolino del Movimento Cinque Stelle, Massimo Potenza.

A presentare querela nel 2016 fu l’attivista gallipolino asserendo di essere stato pesantemente offeso dalla Lezzi nel corso di diversi dibattiti pubblici: “diffamazione” il reato ipotizzato per il quale la senatrice  è poi stata rinviata a giudizio dalla Procura barese, sul cui tavolo era finito per competenza il fascicolo.

L’immunità per l’ex ministro

Con la sentenza dello scorso 25 giugno, il Giudice di Pace della quarta sezione di Bari si è espresso nel senso dell’improcedibilità nei confronti dell’ex ministro, sollevandola da ogni accusa a suo carico, perché “il fatto non costituisce reato” ai sensi dell’articolo 68 della Costituzione per il quale “i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Il Giudice di Pace Matilda Tanzi ha, in sostanza, accolto la richiesta di applicare l’immunità parlamentare in favore della pentastellata (originaria di Lequile ed eletta nel collegio di Nardò).

Il ricorso in Cassazione

Ora è, invece, la Procura generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari ad aver accolto l’istanza degli avvocati di Potenza (Pompeo Demitri e Gabriele Potenza di Gallipoli e Giuseppe Tempesta di Bari) presentando ricorso innanzi alla Corte di Cassazione. La diatriba nacque dalla querela proposta dalla Lezzi contro Potenza per un post ritenuto “sessista” contro di lei (ipotesi questa negata dal diretto interessato), “querela ritenuta dai magistrati così priva di fondamento da sfociare subito nell’archiviazione”, conclude l’avvocato Demitri.