“A Leuca mare ok”: l’Arpa smentisce l’allarme di Legambiente

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Santa Maria di Leuca (Castrignano del Capo) – «Il mare di Leuca non è inquinato! A dirlo è l’Arpa»: così gli amministratori comunali di Castrignano del Capo contestano i dati diffusi da Goletta verde di Legambiente che, nei giorni scorsi, hanno inserito un tratto del litorale della marina tra i sette siti “critici” della Regione (sui 29 monitorati). La campagna di Legambiente ha puntato l’attenzione sui canali di scarico, e a Leuca sugli sversamenti del depuratore nel canale San Vincenzo, nei pressi del lungomare cittadino. Per confutare i dati diffusi dall’associazione ambientalista, gli Amministratori locali hanno, però, divulgato i risultati dei campionamenti effettuati dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in ben tre tratti del litorale leucano (oltre canale San Vincenzo anche Torre Marchiello e Felloniche, quest’ultimo limitrofo al territorio di Patù).

I dati dell’Arpa «Il mare di Leuca è da bere. Bisognerebbe individuare – afferma, senza mezzi termini, il consigliere delegato Roberto Calabrese – il punto esatto in cui i volontari hanno prelevato la campionatura. Allo stesso del canale, negli stessi giorni in cui  Legambiente ha effettuato i prelievi, i funzionari e i tecnici dell’Arpa, quindi di un ente pubblico, avevano effettuato altri campionamenti con risultati diversi e per noi molto più rassicuranti». Secondo il Comune, i dati diffusi dal veliero ambientalista non sarebbero veritieri perché “non eseguiti nei punti di balneazione ma solo nelle zone lagunari create dallo scarico dell’infrastruttura di depurazione” gestita da Acquedotto pugliese che oltre a Castrignano serve anche i comuni di Gagliano del Capo e Patù.

Arpa ha eseguito le analisi in tre punti del litorale di competenza del Comune di Castrignano del Capo dal 18 al 20 luglio (Goletta verde dal 17 al 20) e in tutti e tre i casi “la presenza di elementi inquinanti è risultata quasi pari a zero”, garantisce Calabrese. Nello specifico, la conta degli enterococchi è risultata inferiore a una unità “formante colonia” su un limite di 200 imposto dalla normativa. Altrettanto è emerso riguardo alla presenza di Escherichia coli, dove il paletto fissato dalla legge è di 500 ufc. «Nessun allarme per le nostre acque. Chiederemo – conferma, dunque, Calabrese – alla sede nazionale di Legambiente a Roma ulteriori spiegazioni invitandoli a non diffondere notizie allarmanti e ingiustificate che potrebbero ingenerare panico tra i bagnanti, con un notevole danno di immagine per una località che investe tantissimo nell’accoglienza turistica con sforzi non indifferenti sia da parte del pubblico che dell’imprenditoria privata».

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Gli altri monitoraggio di Legambiente Dal 17 al 20 luglio scorsi Legambiente ha monitorato anche altri siti ritenuti potenzialmente “critici” riportando, però, riscontri  entro i limiti a Porto Cesareo, in località Torre Lapillo (sulla spiaggia libera), tra Santa Caterina e Santa Maria al Bagno (Nardò) presso punta dell’Aspide, a Porto Gaio (Gallipoli) presso lo scarico del depuratore, nella Baia di Otranto, sulla spiaggia Madonna Altomare, e a Vernole presso la Riserva naturale Le Cesine.

 

 

 

 

 

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