Lettera aperta al Sindaco: “L’esclusione dalla Via Francigena di Gallipoli va assolutamente sanata”

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All’egregio Sindaco di Gallipoli Stefano Minerva

La seconda edizione di “Intersezioni nel Salento”, svoltasi a Gallipoli dal 18 al 23 novembre 2019, ha visto lavorare attivamente per circa una settimana presso l’Hotel “Bellavista” 28  giovani architetti, designers, nonché artigiani, fotografi e appassionati di Belle arti, in vista della riqualificazione dell’immagine urbana della città con principale riferimento al suo centro storico. Ho potuto esaminare nel finale del workshop, i vari progetti miranti all’eliminazione delle criticità e delle superfetazioni e al recupero di decorazioni, incisioni, intarsi e via dicendo in un contesto di sforzi, da parte dei diversi operatori, volto “a potenziare ed a concretizzare la bellezza esistente, sopra e sotto l’isola del borgo antico” (Vincenzo Vallone).

In conclusione dei lavori, ha avuto luogo l’annunciato colloquio dello scrivente con i partecipanti su “Il centro storico di Gallipoli e l’approdo della Via Francigena a Santa Maria di Leuca nella rete Unesco – Luci e ombre”. Molto gradita è stata la presenza, intelligente e consapevole, della dott.ssa Luisella Guerrieri, dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Gallipoli, che nulla sapeva al pari degli altri interlocutori e di Attilio Caputo delle richiamate ombre, su cui mi soffermerò nel prosieguo. Va detto che quest’ultimo si è confermato per quello che è, un imprenditore capace e illuminato, in grado di operare anche in assenza o in supplenza del braccio pubblico.

Giova evidenziare e divulgare attraverso Piazzasalento, quanto all’oggetto specifico della presente lettera, che ancora una volta qualcosa non ha funzionato e chi avrebbe dovuto non si è fatto adeguatamente sentire, nonostante ne avesse la possibilità, se dalla deliberazione della Giunta regionale, 4 aprile 2019 n. 633 ex Dgr n. 1174/2013: Approvazione tracciato del percorso pugliese delle “Vie Francigene”. Gallipoli a differenza di Otranto e Castrignano del Capo (fraz. Leuca) non compare né nel percorso principale né nelle varianti, in particolare nella Via Sallentina, mentre vi compaiono, oltre a Nardò, Galatone (agro), Taviano, Racale, Matino (agro), anche Alezio e Sannicola (agro), le quali nell’epoca presa in considerazione facevano parte del territorio di Gallipoli.

L’esclusione della Via Francigena (che significa esclusione da tutti i finanziamenti che seguiranno, anche a livello europeo) va assolutamente sanata in tempi brevi dall’Amministrazione comunale presieduta dal Sindaco Minerva, a cui è rivolta questa lettera, che vuol essere cordiale e sincera. Ne ho discusso con Elio Pindinelli prima del citato workshop e dallo scambio di vedute intercorso è emersa una serie di dati, una sorta di scheda che potrebbe esser utilizzata dai collaboratori del Sindaco per i doverosi approfondimenti.

Fra il 710 e il 711 d.C. Papa Costantino, di ritorno da Costantinopoli, fece tappa a Gallipoli e poi Otranto prima di rientrare a Roma in uno dei periodi più delicati della storia della Chiesa per le intricate e difficili relazioni politico-diplomatiche e le controversie teologico-disciplinari fra Oriente e Occidente. Giorgio da Gallipoli compose un carme in epoca federiciana, celebrando l’arrivo in loco dell’imperatore bizantino Giovanni III Ducas, detto Vatatze, imperatore d’Oriente (1222-1254). L’antico territorio di Gallipoli comprendeva quelli di Alezio e di Sannicola, come sopra rilevato. Nel territorio di Sannicola (staccatosi amministrativamente da Gallipoli nel 1911) ricadono le antiche abbazie basiliane di San Mauro e di San Salvatore (XI-XII sec.).

Nel territorio di Alezio si trova la chiesa di Santa Maria della Cruciata o della Lizza (XIII sec.). È risultato strano ad ambedue che non sia stata inserita, come evidenza storica e architettonica, la presenza su territorio gallipolino della chiesa basiliana di San Pietro de’ Samari [XII-XIII sec.], luogo importantissimo di culto (nel solco della tradizione petrina) e fino al XVII secolo di una fiera sopravvissuta fino al 1860 nel largo del Canneto.

Sul fronte della chiesa basiliana in parola, a nulla rilevando che attualmente sia di proprietà privata, è riportata una lunga iscrizione latina che ricorda l’approdo a Gallipoli dalla Palestina di Ugo di Lusignano nel 1148. Nel tracciare le vie di transito e d’intersezione con la Via Francigena si è fatto riferimento alle documentate presenze di domus, hospitales, percettorie, priorati e via dicendo degli Ordini religiosi cavallereschi (Cavalieri di San Giovanni, Cavalieri teutonici, etc.). È stato dimenticato, significativamente, che il Santuario del Canneto di Gallipoli era grancia e possedimento dei cavalieri teutonici di Santa Maria della Matina di Siponto.

Illustre Sindaco, caro Stefano,
non è dato indugiare nella protesta formale, tenuto conto delle imminenti scadenze elettorali sul piano regionale. Si tratta dell’ultima spiaggia: non è possibile perciò tardare nell’invocare per queste e per altre non trascurabili ragioni, che gli esperti del Comune sapranno identificare, la modifica della deliberazione della Giunta regionale in questione (il cui titolo è sopra interamente riportato), nel senso dell’aggiunzione di Gallipoli e del suo porto quanto meno nella Via Sallentina. Ciò consentirebbe di far entrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta, ossia il riconoscimento del Salento, di Lecce e di Gallipoli, senza nulla togliere ai rimanenti centri interessati, come Patrimonio mondiale dell’Unesco.

Infatti nell’Assemblea generale dell’Associazione europea delle Vie Francigene, svoltasi a Bari nell’ottobre scorso, tra i punti all’ordine del giorno compariva proprio l’aggiornamento sullo studio della fattibilità – framework – per la candidatura dell’itinerario a patrimonio Unesco, ivi compresa la Via Francigena del Sud. Va rilevato che i 170 soci di tale Assemblea si sono espressi all’unanimità per la certificazione del percorso, da parte del Consiglio di Europa, che da Roma giungerà sino alla Basilica Santuario di Santa Maria de Finibus Terrae di Castrignano del Capo, situata nella frazione di Santa Maria di Leuca, passando da Monte Sant’Angelo, Bari, Brindisi e Otranto.

Che rimanga fuori della variante salentina di questo antico e suggestivo percorso proprio “la perla dello Ionio” o “la città più bella del mondo”, come forse continui a dire (Anxa secondo il primitivo toponimo, attestato da Plinio il Vecchio), è un assurdo che occorre in assoluto evitare, ponendo finalmente termine alla noncuranza, al “laisser faire, laisser passer”, naturalmente in un senso ben chiaro, estraneo al campo economico e a quello del libero commercio.

Un cordiale saluto dalle pagine informate e sempre interessanti di Piazzasalento.

 

prof. avv. Raffaele Coppola – Gallipoli

professore universitario,
Avvocato della Santa Sede per il Foro canonico e civile
Patrocinante in Cassazione; Delegato Rotary 2120 (Puglia e Basilicata) ai rapporti con l’Unesco, Socio onorario del Rotary Club Gallipoli, Cittadino onorario di Venosa