Lettera al Papa per far tornare la teca di Sant’Agata a Gallipoli

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La teca con la Sacra Mammella di Sant’Agata

Ancora un altro anno senza la nostra “Teca”. Speriamo nel ritorno in Gallipoli, alla sua Cattedrale, della Reliquia della Mammella di Sant’Agata.

 

Santità,
Perdonatemi per la mia caparbia, ma non smetterò mai, finché vita mi sopporterà su questa martoriata terra, di scriverLe e di implorarLe, con tutta la forza dell’anima mia il ritorno della Reliquia con la Sacra Mammella di Sant’Agata in apposita Teca nella sua Cattedrale. Anche se le mie parole saranno come “vox clamantis” (ecco io mando il mio messaggero davanti a te, egli ti preparerà la strada, voce di uno che grida nel deserto, preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri) “G. B.”, la mia voce la farò sempre sentire sul mare, nel cielo e sulla terra, finché tutto sarà compiuto in nome della Chiesa.

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La Teca contenente la Sacra Mammella di Sant’Agata e dei Gallipolini, ed ogni anno che  arriva il giorno dei festeggiamenti (5 febbraio), gli occhi dei fedeli che entrano in Cattedrale per onorarla grondano di pianto arrossandosi, perché non vedono quello che tanto tempo addietro fu trafugato al popolo, alla Città di Gallipoli, alla sua storia e cultura di fede da mano sacrilega, un certo Giovanni Antonio Orsini del Balzo, Principe di Taranto, collezionista di cimeli di Santi, che sottrasse con l’inganno e all’insaputa dell’Università, facendo credere  trattarsi di un semplice prestito e che poi sarebbe stata restituita, cosa che non è mai avvenuta. Infatti quel bellissimo dono di Goselmo e Giliberto alla Città di Gallipoli rimane chiuso nel Cenobio di Santa Caterina a Galatina, chiesa  eretta su suo ordine e commissione.

Monsignore Fusco, nel periodo del suo Vescovado in Gallipoli, con tanta volontà, grande fede e preghiera, ebbe la capacità di farcela vedere un volta.

Lei, Santità, ci invita a credere nei miracoli, io ci credo al miracolo che Lei Santità donerà al popolo gallipolino con un semplice atto di giustizia concedendoci la speranza che potrà far ritornare a Gallipoli, nella sua Cattedrale, restituendola ai suoi diretti proprietari, ai suoi diretti fedeli, la Teca con le otto statuette che rappresentano i Bastioni della Città contenente la Sacra Mammella di Sant’Agata, martire nativa di Catania. La Santa il 5 febbraio si sdoppia nello spirito così come si è sdoppiata nelle membra, e nel suo giorno vuole essere presente all’uno e all’altro popolo, “Catania e Gallipoli”, che il mare Jonio separa e ricongiunge, e canta la brezza del 4 e 5 febbraio, allorché  lo scirocco prima e la tramontana poi spirano propizi a gonfiare la piccola vela del guscio di noce sul quale naviga lo spirito della Santa, approda a Gallipoli venendo da Catania, e l’indomani ritorna nella sua Città natia. Il prodigio ogni anno si rinnova. Il popolo ancora oggi spia ansioso il ritorno della Sacra Reliquia in Cattedrale, e saluta il rapido mutare del vento, e canta la sua strofa che alita sulla brezza: “Sant’Agata de Catania/ jeni cu sciaroccu/ e te nde vai cu tramuntana” (Sant’Agata di Catania, vieni con scirocco e te ne vai con la tramontana).

Con devozione, aspettando la Sua benedizione.

Carmelo Scorrano – Gallipoli

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