Le voci della scuola/ L’epidemia ci ha tolto tanto ma ci ha dato tempo. Per pensare e dubitare: la libertà individuale è sacrificabile?

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“Le voci della scuola” s’arricchisce di un’altra vibrazione, un altro aspetto, tra i più delicati e controversi: il Coronavirus che imprigiona e che però ci regala tempo. Per pensare. E magari dubitare: la libertà individuale è un bene sacrificabile? Dal “Capece” di Maglie.

“Se vuoi diventare un vero cercatore della verità, almeno una volta nella vita devi dubitare, il più profondamente possibile, di tutte le cose”. Questo è quello che ci insegna Cartesio. La quarantena a cui siamo stati relegati in questi mesi ci ha tolto molto: gli amici, le uscite, lo shopping, la scuola, quella “reale” tra i banchi di una classe.

Ad altri ha tolto molto di più: un lavoro, una famiglia, un amore, un abbraccio o una semplice carezza. In cambio, ha dato a tutti tempo, tempo per pensare, per riflettere, per dubitare, e si, perché dubito, quindi penso (Fernando Pessoa). Questo ci porta a chiederci: e se la cura fosse peggio della malattia? Siamo stati bombardati continuamente con un’informazione del terrore.

Abbiamo, infatti, trascorso mesi in cui qualunque notizia era finalizzata ad istillarci paura, paura di uscire fuori, paura di avere contatti con il prossimo, con i nostri stessi cari, paura anche di respirare un’aria ormai contaminata da un nemico invisibile. Ma mentre il vivere ci insegna che si muore una volta sola, la paura ci fa morire ogni giorno, ma soprattutto, la paura ci cambia, ci cambia dentro, condiziona i nostri pensieri, ci rinchiude in una gabbia, uccide i sentimenti, limita la nostra libertà.

Ci vuole buon senso per capire che c’è una linea invisibile che non può essere oltrepassata in una società libera e moderna. Un esempio? Chi di noi, ascoltando alcune notizie provenienti dai Paesi posti sotto stretta dittatura che raccontano di fucilazioni ai danni di chi non rispetta l’isolamento, non ha pensato o detto che forse per tutelare il rispetto delle leggi quella fosse la cosa giusta da fare? Siamo stati capaci di pensare che una dittatura militare avrebbe potuto tutelarci meglio di una democrazia incapace di punire chi mette a repentaglio la salute degli altri. Se non mette i brividi questo…

Siamo arrivati a pensare che la libertà individuale sia un bene sacrificabile! Forse è lecito chiederci se la paura che sarebbe dovuta servire ad evitare contagi e quindi vittime non sia stata essa stessa a fare salire il numero dei morti. Mi riferisco a quei poveri anziani lasciati morire nelle case di cura e a cui nessuno ha prestato soccorso. Sono morti, così, nella più totale indifferenza, nella più totale solitudine e noi preferiamo dare la colpa di ciò al Covid-19 anziché guardare dentro le nostre coscienze.

Qualcuno potrà pensare che questa pandemia sia un castigo divino perché l’uomo, come sempre, quando non trova una risposta dà la colpa a Dio! Un po’ come ci racconta Manzoni nei Promessi Sposi. Oggi i nostri ospedali sono diventati dei moderni lazzaretti e Milano vive la stessa tragedia manzoniana. Forse queste pandemie si verificano ciclicamente nella storia dell’umanità: ce ne sono già state e magari altre ce ne saranno. Quello che spaventa è che possano essere manipolate dai pochi ai danni dei tanti, che il diritto alla tutela della salute possa essere usato contro di noi.

Qualcuno ha detto: “Il potere assoluto non nasce come un’imposizione dall’alto, ma dalla scelta di individui che si sentono più protetti concedendo la propria libertà ad un terzo”. Mi chiedo se le regole da rispettare per il bene dell’umanità non uccidano tutto sommato la nostra umanità. Dobbiamo trovare un punto da cui ripartire, magari proprio da quell’abbraccio che ora ci è negato… Sono solo dubbi, ma credo che: “Dubium sapientiae initium est”!

Sofia Renna – II A Esabac Liceo classico “F. Capece” – Maglie