“Le voci della scuola”/In 60 minuti vedono una fine e un inizio. Ma chissà cosa darebbero per l’esame classico…

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“Le voci della scuola” continuano a parlare. Non tanto. o non solo, di quarantena. affetti, incontri, occasioni svanite nell’irreale, ma anche del “dopo”, esame compreso che giudicano “differente” ma che apre ad un domani che comunque c’è. Come testimonia l’esperienza raccolta in una Quinta del Liceo delle Scienze umane del Quinto Ennio” di Gallipoli.

Confusionario, insolito, inadeguato, incomprensibile, stressante, dubbioso, insoddisfacente, inopportuno, non gratificante… comunque diverso! Questi sono gli aggettivi che qualificano l’esame di Stato di quest’anno 2019/2020. Ho chiesto ai miei studenti della classe V A del liceo delle Scienze Umane “Quinto Ennio” di Gallipoli di esprimere un pensiero sull’esame di maturità che dovranno sostenere. L’aggettivo ricorrente è stato “differente” come se quel differente significasse tutto e niente.

Differente è tutto quello che non hanno fatto nel loro percorso verso la maturità: l’ultimo quadrimestre della loro vita da liceale vissuto a distanza in una condizione inaspettata e nuova, un viaggio d’istruzione mai fatto, i cento giorni agli esami non festeggiati, gli ultimi giorni non vissuti tra i banchi di scuola invasi di bigliettini e appunti delle ultime interrogazioni, il tradizionale pranzo di fine anno con i professori e l’ancora incerta notte prima degli esami.

Differente, tuttavia, è anche sinonimo di niente. Niente periodo lungo degli esami, niente prove scritte, niente file di banchi disposti uno dietro l’altro, nessun sussulto al cuore o gola secca nel momento in cui i commissari aprono le buste contenenti le prove, nessun sussurro o suggerimento, nessuna attesa fuori scuola ad aspettare tutti insieme il compagno ultimo a consegnare. Un virus ha deciso di invadere il mondo, di fare del male, di ribaltare i sistemi, di entrare ovunque e di cambiarne le regole.

Il mondo era impreparato e tutto il sistema ha dovuto adeguarsi ridimensionando vita e vissuti. L’arma silente ha cercato di abbattere ogni cosa ed ogni cosa ha reagito alla sopravvivenza: la vita alla morte, la dedizione all’indolenza, l’altruismo all’egoismo, l’amore all’odio, il lavoro all’immobilità costretta, la cultura all’ignoranza, il coraggio alla paura, la maturità all’immaturità.

Leggendo le emozioni tradotte in parole scritte dai miei alunni, ho riscontrato tutta la loro sensibilità.  In ogni loro frase si percepisce un cambiamento, una crescita emotivo-motivazionale,  emerge un senso di  maturità che in questo periodo difficile e stressante, cosi come lo definiscono loro,  ne ha forgiato il carattere rendendoli determinati e pronti ad ogni evento. Molti sono i pareri discordanti relativi a questo Esame di stato, viene definita una finta maturità, facile e poco seria e i ragazzi sono ritenuti fortunati per questo. In realtà loro urlano in silenzio e darebbero qualsiasi cosa pur di svolgere il classico e storico esame di fine scuola superiore. Non più un turbamento e un’ansia costante che contano un lasso di tempo che comprende scritti e orale ma solo stress e angoscia che si consumerà in una “piccola” e umile ora.

In sessanta minuti loro vedono una fine e un inizio, qualcuno li definisce i sessanta minuti dell’ignoto. Vivono un’unica attesa che vale comunque la stessa angoscia, lo stesso tormento e lo stesso sgomento. In un’ora si esauriranno cinque o per qualcuno più anni di vita di un nucleo classe che è diventato una famiglia allargata, contenitore di gioie, risate, lacrime, problemi, litigi, bocciature, ansie, amori, turbamenti e amicizia. Un’ora che ricorda che l’ultima volta tra i banchi di scuola risale a tre mesi prima. Un’ora in cui si deve dimostrare quanto appreso nelle diverse discipline… troppo poco tempo per sentirsi soddisfatti e gratificati! Proprio adesso che si freme e che si ha tanta voglia di esprimersi su tutto, perché si è stati troppo tempo in silenzio, ci sono solo tremilaseicento secondi! Il virus ha attaccato anche il sapere e le conoscenze e sessanta minuti non riscattano tutto il tempo dedicato a cercare di edificare la propria cultura.

Tuttavia quei sessanta minuti segnano anche un inizio di una nuova fase della loro vita ed è quello che più ora conta: la consapevolezza che tutto si può affrontare e superare quando c’è una ferrea volontà, cuore e una grande determinazione. L’inizio di una fine tanto difficile e pesante che ha stancato e segnato un po’ tutti  noi.  Non dobbiamo mai angosciarci  di ciò che ci ha stancato ma dobbiamo guardare avanti e camminare. Se potessi  placare tutte le  paure e incertezze per questo tanto discusso esame dei miei alunni di quinta e di tutti i maturandi di quest’anno, lo farei con un aforisma di Nietzsche  che dice: “ Quanto manca alla vetta?”. “Tu Sali e non pensarci!”.

prof.ssa Vincenza Suez – Liceo Scienze umane “Quinto Ennio” – Gallipoli