Le voci della scuola/ Il lato luminoso (e oscuro) della noia. E di un inatteso coinquilino. La docente propone, gli studenti si raccontano

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Ecco i testi di quattro studenti delle classi 3B e 3C del Liceo artistico – IISS “E. Giannelli” di Parabita. I testi, in forma di lettera, nascono dalle riflessioni dei ragazzi sul tema della Noia in quarantena da  Coronavirus, stimolate dalla lettura di un articolo di A. Testa pubblicato sulla rivista “L’Internazionale”, proposto dalla docente. L’articolo, intitolato “Il lato luminoso della noia”, ha dato modo ai ragazzi di soffermarsi sul loro rapporto con questo “coinquilino” con cui dividono le loro vite, obbligate oggi fra le mura domestiche. In particolare, le quattro lettere selezionate rappresentano un po’ la sintesi delle riflessioni di tutti i loro compagni.

Caro amico,

Ti scrivo in questo lungo periodo di isolamento collettivo per salutarti, come stai trascorrendo la quarantena? Spero meglio di come lo stia facendo io. Certo non mi posso lamentare, vedendo certe situazioni in cui si ritrovano famiglie e singoli individui solitari non posso far altro che considerarmi fortunato. C’è però qualcosa che continua ad appesantirmi in modo estenuante queste giornate di illusoria prigionia: La noia. Essa non nasce dal non aver nulla da fare per passare il tempo, perché di certo se si resta rinchiusi in casa per più di un mese la si trova qualcosa da fare, ma dal non avere un vero e proprio scopo dalle giornate. Dante probabile paragonerebbe questa estenuante quarantena ad un limbo. Ogni giornata pare esattamente uguale alla precedente, il tempo scivola tra le dita troppo rapidamente per poter anche solo sperare di realizzare qualcosa, ma nonostante ciò sembra comunque di essere in questa situazione da una snervante eternità, inconsapevoli di quante altre settimane dovranno tramontare prima di poter finalmente arrivare ad un vero e proprio domani. A causa di questo apparente limbo temporale, la mia memoria a breve termine sta iniziando a diventare sempre più confusa e disorientata, ciò che ho fatto tre giorni fa sembra essere accaduto quasi una settimana più indietro o viceversa. Questa incessante noia non è una di quelle sensazioni passeggere che ti deprimono per qualche ora in assenza di divertimento, è una vera e propria nebbia che ti appesantisce il respiro, svuotandoti l’animo, privandoti degli allegri colori delle giornate e facendoti sentire solo nonostante la continua compagnia dei parenti. Decidi di trascorrere un po’ di tempo per te stesso, magari guardando qualcosa per tirarti su di morale come una serie tv o anche solo le vecchie foto e video con i tuoi amici lontani, ma tutto ciò non fa altro che deprimerti ancora di più, e quando vedi tutte le ore che hai sprecato a non fare nulla di produttivo una grossa sensazione d’ansia ti inghiottisce all’improvviso. Provi quindi a consolarti ripetendoti che “hai solo sprecato qualche giorno, domani andrà sicuramente meglio” ma non è così, perché nonostante a te sembra sia passato non più di qualche vuota giornata, in realtà sono già trascorse due settimane, un lunghissimo arco di tempo svanito in un battito di ciglia. C’è chi dice che la noia è benevola, dando spazio alla creatività e facendo sbocciare nuove idee prima celate da pensieri ed emozioni, e penso che possa anche essere vero in circostanze normali, ma questa non lo è affatto. Come ho già ribadito questa non è la comune noia che proviamo normalmente ogni giorno, questa è come un’oscura creatura che ti svuota completamente, privandoti non solo delle emozioni, ma anche delle idee e soprattutto della voglia di realizzare qualcosa. Essa non è affatto portatrice di bene, è quasi pericolosa oserei dire, quando infatti tutto quanto sembra allontanarsi, inizi nel completo isolamento a mettere ogni cosa in dubbio, inizi a dubitare delle persone che ti vogliono bene, di te stesso, di ciò che ti rende fiero e soprattutto del tuo futuro. Ciò che prima davi per scontato ora non lo è più, perfino i tuoi sogni e le tue speranze sembrano improvvisamente poter vacillare. Spero quindi che tu stia passando queste lunghe giornate libero da questo “mostro”, non vedo l’ora di rivederti, perché questa struggente noia, questa solitudine interiore e questo vuoto che provo, può essere guarito solo dai nostri futuri nuovi calorosi abbracci.

Alessio Caputo

Cara amica,

mi ritrovo qui a scriverti una lettera poiché una situazione alquanto straziante, ci porta a segregarci in casa senza alcun contatto con il prossimo: il virus, questo CoVid-19.

Chi lo avrebbe mai detto che un giorno ci saremmo ritrovate a rimanere in contatto in questo modo? Avrei scritto questa lettera a molte altre amiche e amici, di cui in questo momento sento davvero tanto la mancanza, ma ho deciso di scrivere a te, perché ti ho sempre reputata molto simile a me, capace di capirmi al volo.

Avrei tante cose da dirti, molte di queste non sono positive, purtroppo. Inizio a perdere la cognizione del tempo, addirittura mi ritrovo a non sapere neanche a che giorno di quarantena siamo: è come se mi trovassi in un’altra dimensione, dove il tempo non passa mai.

Questa situazione mi porta a prendere anche delle cattive abitudini, ad esempio per quanto riguarda l’alimentazione: nulla di grave, è semplicemente la noia che mi spinge ad avere sempre un senso di vuoto da appagare, che io penso sia fame e così corro a levarmi dei piccoli sfizi aprendo il frigorifero un po’ troppo spesso.

Un altro problema è la costante insonni: resto sveglia finché non sorge il sole e capita che per carenza di sonno, poi mi addormenti in orari strani durante le giornata.

Però, una cosa positiva c’è, rimanere sveglia la notte mi ha fatto riflettere su molte cose, d’altronde come dice un vecchio proverbio “la notte porta consiglio”. Come sai bene, non ho mai amato avere interazioni sociali con molte persone, per via del mio carattere timido ed introverso.

Amo la solitudine, amo passare del tempo con me stessa e alle volte questo mio atteggiamento mi ha allontanata persino dai miei amici più cari, standomene per un lungo periodo di tempo da sola. Adesso le persone che mi conoscono diranno “ma sei abituata a rimanere in casa, cosa ti cambia ora che sei in quarantena?” . Cambia invece.

Cambia perché quando si è nella normalità si dà tutto per scontato. Quando un’amica ti chiede “Ehi usciamo, prendiamoci qualcosa”, nella normalità, tu pensi, “no rimango a casa, sarà la solita serata monotona di sempre, tanto ci saranno altre mille occasioni per uscire”. E invece no.

In questi giorni ho riflettuto, ho riflettuto sul fatto di quanto sia importante avere degli amici e una famiglia nella propria vita. Che non importa se la serata è quella di sempre, che non importa il posto, importano le persone che ti rendono quella serata indimenticabile, sebbene sia la stessa di altre volte. Per la prima volta posso dire che ne risento di questa solitudine.

Sento la mancanza delle persone, delle “mie” persone, delle quali mi circondavo. È strano sentirlo dire da una persona che odia i rapporti sociali, che dava poco valore a essi, che dava poco valore anche ad un semplice “Ti voglio bene”. Non sarà la fine del mondo, ritorneremo alla normalità, questo è certo!

E magari rimarrò l’asociale di sempre, perché potrei cambiare il modo di vedere le cose, ma più difficile sarà cambiare il mio carattere. Rimarrò comunque quella che tende a chiudersi ogni tanto in se stessa, con la differenza che d’ora in poi darò più valore alle cose e alle persone.

Perché un amico che ti chiede di uscire non è una cosa da niente, significa che in quell’istante ha bisogno di passare del tempo con te, che ti sta rendendo partecipe della sua vita a 360 gradi, anche quando ti racconta la cosa più banale che ci sia.

Ma ha bisogno di te, ha bisogno della tua presenza nelle sue giornate e io ho sempre dato per scontato che sia poco importante, ma ho capito che così non è, per niente. Posso dire di sentire la mancanza della normalità per la prima volta.

Pensavo che la quarantena non mi spaventasse, che non cambiasse il mio stile di vita, ma soprattutto il mio modo di pensare. Ma ad oggi posso dire che non è così, e non vedo l’ora che quest’inferno finisca, che le persone smettano di soffrire e che si ritorni in giro per strada, nei negozi, nei centri commerciali, nei bar, senza coprirci il volto, senza restare distanti ad un metro gli uni dagli altri.

Ma soprattutto senza le ansie, le paure che ci logorano l’anima, senza veder la gente in preda al panico, frettolosa di far la spesa per poi ritornare a casa e chiudersi finché l’incubo non finisce. Senza sentire le radio, le tv, i media che ripetono quella parola tanto odiosa che nessuno ha più voglia di sentir nominare. Torneremo alla normalità, ma stavolta un po’ più uniti di prima, senza dar mai nulla per scontato.

Io ho imparato questo, ho imparato a non rimandare, perché il domani è davvero imprevedibile. Detto questo, fammi sapere tu come stai, come te la passi: spero bene nonostante la situazione. Ritorneremo sicuramente a divertirci come prima e stavolta cercherò di esserci sempre, darò valore ad ogni singolo momento con te e con gli altri.

A presto.

Alessia De Blasi