Le “utopie necessarie” e la Giornata della Pace di Paolo VI nel messaggio di Giancarlo Piccinni in chiusura dell’anno giubilare

414
Giancarlo Piccinni sulla tomba di don Tonino

Gallipoli – A poche ore dalla chiusura dell’anno giubilare indetto dalla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca per ricordare don Tonino Bello nel 25° della sua morte, Piazzasalento accoglie la testimonianza di Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione ispirata dalla figura del vescovo e presidente nazionale di “Pax Christi” infaticabile testimone di “Pace”. Piccinni, originario di Alessano, dopo una breve parentesi come medico cardiologo nel policlinico barese, ha prestato servizio come dirigente medico di I livello nella Divisione di Cardiologia dell’ospedale “Cardinale Panico” di Tricase e in altri ospedali della Regione, prima di approdare a Casarano e Gallipoli come primario. Autore di 70 lavori scientifici, citati in diversi testi universitari e pubblicati sulle più prestigiose riviste di cardiologia nazionali e internazionali ed è relatore in numerosi convegni in Italia e all’estero, e docente in seminari interdisciplinari.

Il messaggio «“Con un messaggio datato 8 dicembre 1967 Paolo VI indiceva la Giornata Mondiale della Pace, da celebrare il primo giorno dell’anno. “.. Che sia la pace a dominare lo svolgimento della storia umana “, questa la motivazione , ma anche l’augurio a tutti gli uomini della terra. I conflitti mondiali erano passati, ma la guerra dominava ancora la scena internazionale: in Vietnam l’esercito Usa è impegnato in una fallimentare operazione militare, in Grecia i colonnelli prendono in mano il potere, nel Medio oriente si consuma la guerra dei sei giorni, Che Guevara viene fucilato in Bolivia, in Romania tutto passa nelle mani del dittatore Ceausescu.  Questo lo scenario nel mondo in quell’anno e  solo nove mesi prima lo stesso Pontefice aveva pubblicato l’enciclica “Populorum progressio” nella quale si sosteneva come lo sviluppo dell’umanità non può ridursi alla sola crescita economica, temi coi quali ancora  oggi facciamo i conti senza aver trovato  risposte esaustive. “La buona politica al servizio della Pace” è il tema proposto quest’anno da Francesco, o forse una sua provocazione perché in un mondo che non conosce pace evidentemente non vi è una politica buona!

Una società, la nostra,  che scommette sul passato è incapace di generare! Don Tonino Bello ricordava che non c’è una politica cristiana, così come non c’è una chimica o una matematica cristiana. C’è invece un modo cristiano di fare politica: che significa prendere le distanze dai vizi della politica odierna, quali la corruzione, la negazione del diritto, l’arricchimento illegale, la xenofobia, il razzismo, il rifiuto di prendersi cura della terra per seguire i sentieri della pace. Papa Francesco chiaramente afferma: No alla guerra e alle strategie della paura . No alla negazione della dignità degli uomini, di tutti gli uomini,  no alla proliferazione incontrollata delle armi, no ai discorsi politici che accusano i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza,  no ai nuovi venti di nazionalismo che spirano nel mondo e soprattutto nel vecchio continente dove solo cento anni or sono generarono e alimentarono  il primo conflitto mondiale.

Pubblicità

Da allora ad oggi le cose sono cambiate, purtroppo in peggio: l’umanità ha oggi la possibilità dell’autodistruzione, generata dalle guerre nucleari o dalle catastrofi ecologiche. Oggi non è più la politica a disciplinare l’economia e la finanza, ma sono i poteri economici e finanziari a imporre ai governi regole e programmi.  Assistiamo, impotenti, ad una crescita esponenziale della disuguaglianza (l’1% della popolazione mondiale possiede la metà dell’intera ricchezza globale!): cresce sì la ricchezza in valore assoluto ma è concentrata nelle mani di pochi e l’umanità è sempre più povera e aumenta vertiginosamente il numero di persone che muoiono per fame, sete, malattie, analfabetismo. Un genocidio ecologico ci minaccia ma noi continuiamo ad investire ingenti risorse in armi: l’opinione pubblica e i governi nazionali  sembrano ignorare queste minacce con il rischio che si cercherà di porre rimedio solo quando sarà troppo tardi.

Solo una rifondazione della politica può sollevarci:  una politica all’altezza dei problemi globali, capace di concepire un costituzionalismo internazionale che favorisca uno sviluppo a partire dall’uguaglianza , dalla salvaguardia della “casa comune“ che è il nostro pianeta, dalla difesa delle persone piuttosto che dei confini, dalla consapevolezza che se vogliamo la pace dobbiamo disarmare il pianeta. E, per finire, è necessario capire che oggi viviamo in una sorta di interdipendenza tra tutti i popoli della terra, che ci costringe a coltivare un interesse comune che superi quello particolare dei singoli Stati: è giunto cioè il momento di percepire l’umanità come “unica nazione” accomunata da un nuovo sentimento di appartenenza ad una medesima condizione ed ad una medesima comunità”.

Utopia? No necessità! Anzi eu-topia, ci dice don Tonino. Eutopia  generata da una buona politica e da politici buoni, operatori di pace, contemplativi. Questa la provocazione dell’amato pastore: “E’ necessario che gli uomini impegnati in politica, quale che sia il loro credo religioso, siano dei contemplativi; diano spazio al silenzio e all’invocazione; non si lascino distruggere la vita dalla dimensione faccendiera; non si sperperino nella dissolvenza delle manovre di contenimento o di conquista. Io penso che i politici, se vogliono essere onesti col mondo che intendono servire, devono essere mistici e artisti al tempo stesso”».

(a cura di Amleto Abbate)

 

 

Pubblicità