Le “sciscele” nella festa di Sant’Ippazio a Tiggiano: una tradizione da riscoprire

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera che un lettore di Piazzasalento, originario di Tiggiano e residente a Roma, indirizza al Sindaco, al presidente della Pro loco e ad associazioni e “appassionati” del suo paese natale.

Carissimi,
la festività più importante della nostra Comunità è quella che si celebra il 19 gennaio, cioè, Sant’Ippazio. Una festa rinomata che travalica l’ambito comunale essendo sentita e partecipata da tutto il Capo di Leuca e non solo.

Nella prima parte della giornata si svolge la fiera, con l’esposizione e vendita delle Pestanache e delle Sciscele, particolari prodotti agricoli che connotano la festa di importanti simboli e significati.

A partire dagli anni ’90 dello scorso secolo, la Pro Loco ed il Comune di Tiggiano hanno svolto un pregevole lavoro di valorizzazione della Pestanaca, con il risultato non solo di preservarla, ma anche di aver sviluppato un’attività per l’economia del paese e per l’identità dell’origine tiggianese.

Credo che pari lavoro merita di essere svolto rispetto alle Sciscele, le giuggiole, che negli ultimi anni hanno visto una notevole contrazione della loro presenza alla fiera.

Giuggiole

Andrebbero preservate per la loro importanza nella festa.

La loro valorizzazione, al pari della Pestanaca di Tiggiano, può essere una ulteriore occasione per la vita economica e culturale tiggianese.

A Badia di Cascina, prov. Di Pisa, ogni primo martedì di ottobre si svolge la Fiera delle Zizzole, come nel posto vengono chiamate le giuggiole.

Già sul nome del frutto che viene dato in Italia vi è molto da dire. L’albero, infatti, è presente sull’intero territorio nazionale e dal suo nome in arte di Ziziphus jujuba sono derivati i diversi e innumerevoli termini con cui viene indicata: dai più disparati come Allié a Cuneo, Nnebba a Modica, Cicerone a Capri, Cunebba ad Avola, Chiuchiume negli Abruzzi, Jujulu a Cosenza, Giogiorié in Liguria, ai più simili e diffusi di Zizole Sciscele, di derivazione dal nome botanico.

In particolare, nella provincia di Reggio Calabria, a Palermo e in alcune zone della Sardegna il frutto e l’albero vengono chiamati Zinzulu, Zinzula, Zinzinu. È notorio che la zona soprastante la grotta Zinzulusa di Castro era ricoperta da piante di giuggiole, per cui era chiamata Zinzinusa. È molto probabile, quindi, che il nome della grotta tragga origine più dai giuggioli, Zinzili, e non dagli stracci.

Il frutto, consumato fresco, ha notevoli valori nutrizionali (vitamine e minerali), principi salutari (polifenoli), proprietà terapeutiche (aiuta la digestione, lenisce l’ansia e i dolori, migliora i livelli di glicemia e colesterolo).

Oltre alla forma cotta e sciroppata – che conosciamo il 19 gennaio alla Fera de Santu Pati – le giuggiole possono essere consumate fresche oppure lavorate per confetture, biscotti, dolci e distillati. Ad Arquà Petrarca in prov. di Padova, vi è una fiorente economia basata sulla vendita e lavorazione delle giuggiole.

Credo, quindi, che per tanti motivi economico-culturali e tradizionali si possa avviare una attività di valorizzazione e salvaguarda delle nostre Sciscele, invogliandone lo studio, la ricerca e la coltivazione.

In tal modo verrebbe salvaguardata anche la connotazione della fiera su cui tanto abbiamo lavorato per una sua giusta valorizzazione storica e socio-culturale. Ne beneficerebbe comunque l’importanza della nostra amata Tiggiano.

Un caro saluto.

Giovanni De Francesco – Tiggiano