Lavoro e salute da tutelare per l’emergenza Coronavirus: protestano i call center, le poste e i cantieri

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Lecce – Lavoratori in prima fila a dover fare i conti con l’emergenza Coronavirus. Quelli della sanità ma non solo.

Per le poste sono oggi le varie sigle sindacali provinciali, in un documento unitario, a parlare di “disorganizzazione strutturale” sul territorio salentino di Poste italiane chiedendo che si completi la consegna delle forniture di protezione individuale come mascherine, guani e gel igienizzanti in tutto i reparti. «In queste ultime ore sarebbero state distribuite – fanno sapere i sindacati “soltanto mascherine monouso che non bastano come approvvigionamento complessivo dei presenti, tra l’altro neanche in tutti gli uffici e settori operativi». Si lamenta l’assenza dei guanti e dell’attività di sanificazione dei locali: per i prossimi giorni si ipotizzano forme di astensione dal lavoro.

La protesta nei call center

Altro settore delicato quello dei call center, dove si lamenta l’assenza delle condizioni di sicurezza: gli operatori lamentano di dover lavorare in spazi angusti e a stretto contato di gomito, utilizzando stesse cuffie e microfoni. Questa sera la nota congiunta di Cgil, Cisl e Uil che annuncia lo stato di agitazione dei call center di tutta Italia. In particolare, i sindacati denunciano la mancata predispozione a “scacchiera” dei lavoratori “così da lasciare una postazione libera fra un lavoratore e l’altro”, il mancato intervento di sanificazione dei locali, l’assenza di dispositivi di igienizzazione individuale.­    ­

«Che nei call center la situazione fosse critica era chiaro, adesso ne abbiamo l’ufficialità. Credo non sia possibile rimanere indifferenti di fronte alla sacrosanta richiesta di tutela sanitaria che arriva da questi lavoratori, che nella sola provincia di Lecce ammontano a circa 5.000», fa sapere il consigliere regionale Sergio Blasi che invita il presidente della Regione Michele Emiliano “a farsi carico nei confronti del governo nazionale di questa protesta legittima, così da limitare le attività dei call center ai soli servizi realmente essenziali per la popolazione, per esempio sospendendo le attività di tele promozione o prevedendo l’attivazione, ove possibile, di forme di “smart working” (lavoro agile, da casa), così come sta avvenendo in altri settori produttivi, nella formazione e nella pubblica istruzione”.

Il “lavoro agile”

Il ricorso al “lavoro agile” (espressamente previsto dallo stesso decreto del Presidente del Consiglio), viene invocato dalla federazione “Confsal-Unsa” che promette di denunciare ogni datore di lavoro “che impedisce, fatte salve le eccezioni previste dal decreto, lo svolgimento dell’attività lavorativa in modalità di smart working”.

Protestano anche i lavoratori dei cantieri, rimasti aperti in questi giorni, dove le condizioni di tutela spesso non sono rispettate.