Laurea a distanza (causa Covid) e voglia di “tornare presto in corsia” per la racalina Francesca, la cacciatrice di malattie invalidanti. Con un sogno che si è avverato

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Racale – Tesi finalmente finita, abbigliamento scelto con cura, corona d’alloro pronta e pc acceso sul tavolo: c’è una proclamazione di laurea in salotto. Se la vita continua a scorrere ancora tra le mura di casa, anche l’università prende posto tra scrivania e faccende domestiche.
È stato così anche per Francesca De Mitri, 26 anni di Racale, neolaureata con 110/110 in Biologia molecolare e cellulare all’Università della Tuscia con una tesi dal titolo “Utilizzo della Next Generation Sequencing per la caratterizzazione molecolare di pazienti con Miopatia congenita e Distrofia muscolare”. L’emozione per il traguardo raggiunto è stata tanta, ma quel 20 maggio per Francesca ha avuto un sapore particolare, perché vissuto lontano dalla famiglia, e davanti allo schermo di un pc.

L’esperienza al “Bambin Gesù”

Come tesi sperimentale vuole, il lavoro di ricerca richiede un importante e lungo percorso di studio e analisi di dati«Il mio è iniziato un anno e mezzo fa – racconta Francesca – con un progetto in Biologia molecolare e cellulare svolto nell’ospedale pediatrico “Bambin Gesù” di Roma su pazienti con miopatia congenita e distrofia muscolare – malattie genetiche che colpiscono il sistema neuromuscolare -. Ho preferito lavorare all’interno di un polo ospedaliero piuttosto che in università perché mi affascinano da sempre soprattutto le indagini diagnostiche».

Poi è arrivato il Covid-19, che ha messo le mani anche su quella che inizialmente era una scelta dettata dalla necessità di sperimentare sul campo i frutti del proprio studio. «Ho imparato tanto e scoperto tante cose durante il mio percorso – continua – per questo ho sofferto a non poter andare in ospedale a lavorare con i miei tutor. Ho vissuto male questa situazione, certo diversa da quella che mi ha portata alla laurea triennale».
Emozioni differenti, ma comunque così forti da annullare a chilometri e chilometri di distanza: «Quella della proclamazione in via telematica è stata una giornata strana e poco facile, ma accanto a me ho avuto il mio ragazzo e la sua famiglia e, anche se da una videochiamata, ho sentito la vicinanza di mamma, papà (originario di Alezio, ndr), mia sorella e della nonna, che mi hanno sostenuto da lontano». Festeggiamenti solo rimandati, quindi: «Ad agosto ci rifaremo. La magistrale chiude un percorso, è importante ricordarlo tutti insieme».
E per il futuro, non troppo lontano, Francesca si augura di “ritornare in corsia” e riprendere da dove il suo percorso ha subito una battuta d’arresto. «Il giorno in cui sono arrivata in ospedale per il mio lavoro di ricerca l’ansia era tanta, così come la paura di sbagliare. Ero la tesista più piccola e non avevo mai lavorato in ospedale, ma grazie all’aiuto della mia tutor che mi è stata sempre accanto, è stato tutto più semplice. Ora mi auguro di rimanere lì per poter lavorare in ospedale in ambito genetico. Qui ho trovato il mio sogno».