“L’assassino di Roberta è un familiare”: nuovi scenari sul caso Martucci

La sorella Sabrina conferma in tv quanto rilevato a Figilo. La ragazza scomparve da Torre San Giovanni il 20 agosto del 1999

7543

Torre San Giovanni (Ugento) – «L’assassino lo abbiamo nella mani, sappiamo chi è. Andate a prenderlo». Senza giri di parole, davanti alle telecamere di “Chi l’ha visto'”, Sabrina Martucci indica il responsabile della sparizione della sorella Roberta, avvenuta il 20 agosto del 1999. La donna ripete quanto aveva già affermato, suscitando un gran clamore, lo scorso 25 gennaio a Figilo, il Festival dell’informazione locale organizzato a Gallipoli dal Gruppo Caroli Hotels e da Piazzasalento. «L’assassino di mia sorella era in questa sala lo scorso anno ed è un nostro parente», affermò in quella circostanza Sabrina che, mercoledì scorso, ha confermato la sua convinzione nella nota trasmissione di Rai Tre.

“L’assassino è un familiare” «Per me è stato un omicidio a sfondo sessuale. L’autore è un familiare che mi ha molestato per anni. Mi ha distrutto psicologicamente», ha affermato Sabrina ricostruendo le ultime ore della scomparsa di Roberta che, quella sera d’estate di 20 anni fa, lasciò la sua abitazione di Torre San Giovanni con la sua Uno Bianca dicendo di raggiungere delle amiche ad una festa a Gallipoli. Qui, però, venne ritrovata soltanto la sua auto, alcuni giorni dopo, in via Genova (nei pressi delle Poste), “senza chiavi e documenti”, come verbalizzato dai carabinieri. Da allora di Roberta non si hanno più notizie. Il caso è stato comunque riaperto nel 2017, per la terza volta, dal pubblico ministero Elsa Valeria Mignone.

Il mistero della seconda chiave Questo delle chiavi è uno degli elementi che non convincono i familiari. Sempre a “Chi l’ha visto'”, l’altra sorella Lorella rimarca la contraddizione del familiare in questione che avrebbe detto di aver ricevuto dai carabinieri il libretto, al momento del dissequestro, insieme alla seconda chiave: “che però non è mai esistita”.

Pubblicità

Del caso se ne tornerà a parlare sabato 23 febbraio nel corso di un incontro pubblico presso il museo archeologico di Ugento, anche se la madre di Roberta, la signora Concetta Nuzzo, ha diffidato gli organizzatori dall’utilizzare “il nome e la storia della figlia”.

Pubblicità