La terza ondata Covid chiude Rianimazione e Chirurgia al “Sacro Cuore” di Gallipoli. L’Ordine dei medici: “Non può essere questa la risposta giusta”

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ospedale gallipoli (7)Gallipoli – Decisa la chiusura del reparto di Rianimazione dell’ospedale “Sacro Cuore” con conseguente sospensione delle attività chirurgiche quasi tutte d’urgenza e oncologiche che si stava svolgendo anche in piena terza ondata. Bloccato anche l’unico centro pubblico di Terapia iperbarica per Lecce, Brindisi e Taranto. Motivo: la carenza di anestesisti che ha indotto l’Asl Lecce a correre a ripari. Altra conseguenza: la chiusura del Dea (Dipartimento emergenze e accettazione) del “Vito Fazzi” di Lecce di primo livello, con riflessi negativo sul secondo livello.

Davanti a questi ultimi provvedimenti, si registra la presa di posizione dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri della provincia di Lecce. “L’aspetto destabilizzante della nuova ondata era ampiamente prevedibile e doveva essere previsto, per gestirne nella maniera migliore gli effetti”, afferma il presidente dell’Ordine Donato De Giorgi. “Ogni giorno registriamo incertezze e contraddizioni legate alla vaccinazione che potrebbero avere come unica soluzione l’affrontare insieme le problematiche con una comunicazione semplice e univoca (liste di prenotazione e cronoprogramma, luoghi di vaccinazione, ruoli dei professionisti sanitari), sottolineando il grande lavoro di gestione “politica” nel procurare le agognate dosi vaccinali”.

Le decisioni dell’Asl 

“Oggi è in evidenza – rileva il presidente – il Centro di Terapia intensiva per Covid di Lecce, le cui performances e l’intensità di utilizzo, tra l’altro, costituiscono parametri rilevanti nella valutazione della gestione pandemica regionale. È sotto gli occhi di tutti come siamo giunti a questo punto, anche per gestioni aziendalistiche basate unicamente sulla “sostenibilità economica della sanità”. Ciò anche nel nostro territorio ha sacrificato ospedali, posti letto, medici, infermieri, ecc. Oggi si “riscopre” la facile soluzione: aumentare i posti letto (in realtà per Lecce si è trattato di riconvertire un Dea di II livello in presidio anti Covid), ma il problema fondamentale rimane il personale sanitario, con adeguata professionalità. La risposta sino ad oggi è stata quella di attingere dagli altri Ospedali gli anestesisti necessari”. Ed invece si trova senza più Rianimazione, Chirurgia e l’unico centro iperbatico del sud della Puglia.

Il dottor Donato De Giorgi

Tra le ripercussioni di questi ultimi interventi De Giorgi segnala anche questa: “Si procura la chiusura del Dea di I livello, che è premessa perché possa avere un ruolo il Dea di  II livello in un corretto sistema di hub e spoke. Tutto questo mentre Gallipoli stava registrando un notevole incremento delle prestazioni e riempiendo di contenuti un Ospedale importante, pur tra tante difficoltà”.

Critiche e proposta dall’Ordine dei medici 

“È evidente allora – è la proposta finale dell’Ordine provinciale – che la risposta non può essere una divisione di prestazioni sanitarie tra Lecce e il resto della Provincia, ma invece tra risposte sanitarie Covid e no-Covid, rispettando i ruoli, i cittadini e i professionisti che vanno difesi strenuamente nella loro dignità”.