Tommaso Montedoro

Casarano – Ruotano lungo l’asse Casarano-Torchiarolo le ultime dichiarazioni del collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro (foto). Dalle parole del 41enne di Casarano rese nel processo Diarchia a Lecce (dove è collegato in videoconferenza da una località segreta) emerge chiaramente come lui stesso fosse finito nel mirino dei brindisini, gli stessi che la sera del 26 ottobre 2016 eliminarono il suo ex socio Augustino Potenza nel parcheggio del centro commerciale. Punto di contatto tra le due realtà criminali sarebbe stato Ivan Caraccio: per questo Montedoro avrebbe poi ordinato ai cugini Luca ed Antonio Del Genio di eliminare Caraccio ma senza il “clamore” fatto con l’agguato del 28 novembre 2016 in contrada Campana quando il 42enne Luigi Spennato venne ridotto in fin di vita. Dalle intercettazioni in mano agli inquirenti emerge chiaro l’ordine dato da Montedoro per un lavoro “pulito”, probabilmente con la lupara bianca: ovvero attirare la vittima con un tranello per poi eliminarla e far scomparire il corpo. Furono gli arresti dell’operazione Diarchia, accelerati di proposito, a salvare la vita a Caraccio, ritenuto dal clan locale non più “affidabile”, proprio per il suo doppio gioco con Torchiarolo.

La supremazia sul territorio Ma le dichiarazioni rese da Montedoro chiariscono anche quale  forte ascendente il sodalizio criminale da lui capeggiato (fino a un certo punto insieme a Potenza) avesse su Casarano e dintorni. La “supremazia” era tale che nessun affare illecito poteva compiersi sul territorio senza il loro consenso: droga, soprattutto cocaina, tanta e di qualità da acquistare attraverso canali privilegiati (Torchiarolo ma anche Calabria e Albania) per poi smistare sul mercato con un giro d’affari da capogiro. A fronte di tutto ciò gli investimenti in attività lecite, necessari per ripulire il denaro sporco. Bar, sale giochi e altro. Tutto ciò con il pieno accreditamento sociale che portava negozianti e titolari di esercizi commerciali a rivolgersi a Montedoro e soci ogni qual volta ci fosse la necessità: anche per sottrarsi al pagamento del pizzo imposto da altri. Lo stesso Montedoro ha, infatti, chiarito come tale tipo di richieste non provenissero da lui, che invece puntava ad altro tipo di affari e che voleva farsi “voler bene” dai commercianti, già “provati dalla crisi”.

Fatti, nomi e situazioni da verificare ve ne sono ancora. Tra queste anche quelle che avrebbero dovuto portare al sostegno di un candidato alle elezioni amministrative del 2012 a Casarano fino al condizionamento nel rinnovo del consiglio di amministrazione di un importante istituto di credito salentino. Da chiarire pure cosa ci possa essere stato dietro l’offerta da 500mila euro ricevuta per sbloccare la pratica per la realizzazione di un inceneritore. Contatti e ammiccamenti con il mondo politico locale tutti da chiarire, insomma. Proprio per allontanare ombre inquietanti sulla possibile contiguità tra male, imprenditoria e politica, il Comitato Libera di Casarano torna ad invitare la città a fare fronte comune.

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