In ricordo di Gianni Mura: “La sua prosa era erba buona, pane in tavola”

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Gianni Mura

Sabato 21 marzo, ore 10.15: leggo dal sito di Repubblica che è morto Gianni Mura.

Provo subito un senso di sconforto e di tristezza. Ci eravamo sentiti per telefono la scorsa estate e mi disse che non poteva partecipare al Festival dell’Arcimatto, poiché si sarebbe svolto il giorno dopo il suo rientro, in Italia, dal Tour de France.
In quella breve telefonata parlammo di Veronelli, di Soldati e di Brera, e mi promise che sarebbe venuto all’edizione successiva dell’Arcimatto, quella che avrebbe dovuto tenersi quest’anno.

E con affetto inaspettato mi disse: “Ragazzo, tu hai bisogno di me!”. E ci salutammo.

Scosso dalla notizia provo subito a chiamare Claudio Rinaldi, breriano e direttore della Gazzetta di Parma, e Massimiliano Castellani, firma e curatore delle pagine di Agorà dell’Avvenire: niente, entrambi hanno i telefoni occupati.
Nel giro qualche minuto, alle ore 10.43, mi chiama Gabriele Moroni, storica firma del Giorno di Milano e poi poco dopo, ore 11.24, ricevo la chiamata di Claudio Gregori, memorabile firma della Gazzetta dello Sport. Entrambi, con il groppo in gola e con poco fiato, mi confermano l’angosciante notizia.

Sì, perché con la scomparsa di Mura ti assale l’angoscia e ti ritrovi improvvisamente in un vero proprio stato di malessere e di smarrimento.

Perché Mura era il più grande di tutti, era un punto di riferimento, era il “maestro”. E, come succedeva per Gianni Brera, poteva scrivere un articolo senza firmarlo e bastavano poche righe per capire che era un pezzo scritto da lui.

Il suo stile era inconfondibile e, come ha ricordato Darwin Pastorin sull’Huffugnton Post, “la parola non veniva mai sprecata (lui, che con le parole sapeva giocare), gli aggettivi erano perfetti, mai una volta ha chiesto conforto alla retorica, alla frase fatta o a effetto. La sua prosa era erba buona, pane in tavola. Era una boccata d’aria fresca”.

Gianni Mura, classe 1945, come Romeo Benetti, Bob Marley e il suo amico Eddy Merckx, ha lavorato per La Gazzetta dello Sport, Epoca, L’Occhio e Repubblica, ha scritto libri e incalcolabili prefazioni, occupandosi di sport, di musica, di cibo e di vini.
Ha raccontato l’Italia, l’Europa e il mondo.
Ha seguito infinite di partite di calcio, ha percorso milioni di chilometri al Tour de France e al Giro d’Italia, ha frequentato illimitate osterie e ha incontrato un numero incalcolabile di vignaioli.

In ogni pezzo di Mura, come ha scritto Massimiliano Castellani sull’Avvenire, riscoprivi “l’odore del pane appena sfornato e la migliore annata di Barolo” e suoi articoli erano “di retrogusto francese, sorsate di Tour da servire al popolo, che magari in Francia non c’andrà mai”.

Non sapremo mai cosa avrebbe scritto in questi mesi, senza Giro, senza Tour e senza Europei, perché un virus, venuto da lontano, ha reso tutta l’umanità, senza nessuna distinzione, vulnerabile e fragile.

Ecco, l’Italia, nel tempo dell’emergenza del Covid 19, ha perso uno tra i suoi figli migliori.

Ha perso un intellettuale, un giornalista d’altri tempi, un grande narratore della vita e degli uomini.

Manca, dopo due mesi, a noi tutti, che dal 21 marzo siamo ormai i “Senzamura”.

Salvatore Piconese
Sindaco di Uggiano La Chiesa