Nardò – Una famiglia neretina apre le porte della sua casa per accogliere un ragazzo africano: comincia così tre anni fa la storia di Musa Jallow, 24enne del Gambia giunto in Italia alla ricerca di un futuro migliore. Che è poi riuscito a crearsi, con l’aiuto di qualcun altro.

Dal lavoro nei campi al calore di una famiglia Giunto nel Leccese tre anni fa, Musa ha dapprima lavorato nei campi raccogliendo angurie e pomodori. Non avendo un alloggio, in quei terreni assolati ci dormiva pure. Poi arriva la Caritas diocesana, che fornisce a Musa e agli altri ragazzi pasti a pranzo e cena. Un anno fa, la svolta. Ugo e Annamaria Filieri hanno un ristorante a Santa Maria al Bagno. Qui Musa comincia a lavorare, ignaro che quei tavoli  davanti al mar Ionio diventeranno presto per lui più di un posto di lavoro.

Il legame con Ugo e Annamaria infatti cresce giorno dopo giorno e la coppia, che ha già un figlio 16enne, decide di accoglierlo definitivamente nella propria casa: dal lavoro nei campi a quello nel ristorante e poi un tetto per dormire e il calore di una famiglia. Se è vero che sono i dettagli a fare una storia, quella di Musa ne contiene diversi. Oggi non solo è tornato a studiare (frequenta l’indirizzo alberghiero del “Moccia” di Nardò) e ha già conseguito la qualifica professionale. Nel frattempo è diventato un volontario della Caritas, restituendo così al prossimo lo stesso aiuto ricevuto quando è giunto in Italia. La diocesi è quella di Nardò-Gallipoli, guidata dal vescovo monsignor Fernando Filograna.

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Il ruolo della Caritas in questa storia Il direttore della Caritas è (dal 5 settembre 2018) don Giuseppe Venneri, che così racconta la storia di Musa: «Questi episodi di accoglienza – dichiara il giovane prete neretino – accadono quando una comunità vive e applica il Vangelo. L’esperienza con Musa ci indica la strada da perseguire, un percorso virtuoso in cui le differenze diventano opportunità. Musa è stato prima accolto da noi in Caritas per poi iniziare questa esperienza straordinaria in una famiglia che ha dato un esempio di carità. La carità è prassi, è il modo di tradurre il Vangelo in vita, vita piena. Questa storia ci dimostra che è possibile ancora fare del bene».

Il lavoro e lo studio presso l’Alberghiero «Dopo la raccolta di pomodori Musa è rimasto a Nardò e la Caritas si è occupata di lui insieme all’associazione “Farsi solidali”. Gli operatori hanno cercato di aiutarlo a cercare un lavoro – prosegue don Giuseppe – e qui è “entrata in gioco” la famiglia Filieri, che ha preso a cuore la sua storia. Ora Musa frequenta l’istituto alberghiero di Nardò e con ottimi risultati. È una bella storia di integrazione ma non è l’unica. Un altro ragazzo immigrato ha seguito lo stesso percorso: da servito è diventato servitore e oggi è un operatore della Caritas».

Nessun problema per Musa in questo lungo viaggio, non solo geografico, dall’Africa a Nardò? «L’accoglienza – risponde prontamente don Giuseppe – parte sempre dall’ascolto. Un problema comune a tutte le persone, italiane o straniere, che vivono nelle condizioni di Musa, è quello di essere ignorati. Se un problema non viene condiviso perché la collettività è spesso incapace di ascoltare – conclude – anche se piccolo, può diventare gigantesco». Altro dettaglio molto simbolico: il ristorante di Santa Maria al Bagno dove Musa si è ricostruito una vita dista pochi metri dal Museo della Memoria e dell’Accoglienza, che racconta un’altra vicenda di porte aperte nata nella marina neretina circa settant’anni fa: quella ai profughi ebrei scampati dai campi di sterminio nazisti.

A raccontare questo percorso umano in questi giorni sarà il programma televisivo “Siamo noi”, contenitore pomeridiano che si occupa di attualità, approfondimenti e inchieste in onda su Tv2000 (canale 28 del digitale terrestre), l’emittente della società Rete blu controllata dalla Conferenza episcopale italiana (Cei). (nella foto mons. Fernando Filograna e don Giuseppe Venneri)

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