La scomparsa di Mauro Romano ed un mistero lungo 42 anni. “Si torni ad indagare”: la madre non si rassegna ancora

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Racale – Una verità inseguita da 42 anni, che tormenta le esistenze e non accenna a dar pace: è quella sulla fine di Mauro Romano, del quale non si hanno più notizie dal 21 giugno del 1977, quando aveva appena sei anni. A distanza di oltre quattro decenni, c’è la possibilità che la quella verità possa venire a galla: dei mesi scorsi è la notizia che un uomo, a suo tempo condannato a quattro anni e otto mesi per tentata estorsione in relazione proprio alla vicenda di Mauro, risulta indagato per pedofilia. Sono 13 o 14 i casi a lui imputati.

Per la signora Bianca Colaianni, oggi 75enne, a quei casi occorre aggiungere quello di suo figlio Mauro, che oggi avrebbe 48 anni. Per questo chiede alla magistratura di riaprire il caso. «Voglio ritrovare qualcosa di mio figlio, voglio un aiuto dalle autorità. Prima di morire voglio sapere che fine ha fatto Mauro», ha affermato la donna nella diretta televisiva del programma di Rai Uno “Storie Italiane”, condotto da Eleonora Daniele, che questa mattina ha rilanciato la vicenda.

Un dolore lungo 42 anni

La donna, stravolta dal dolore, ha ricostruito quel giorno d’estate di 42 anni fa, quando lei con il marito si era a Napoli, per i funerali del nonno paterno, lasciando Mauro a casa dei nonni materni, a Racale. Il piccolo stava giocando a nascondino con alcuni bambini quando scomparve per sempre: dei testimoni lo videro salire su un’automobile bianca, poi più nulla.

In seguito giunsero delle telefonate estorsive con le quali venne chiesto ai genitori del denaro per evitare di vedersi recapitare a casa dei “pezzi” del figlio. Ora, a distanza di anni, è lo stesso telefonista, allora anonimo ma poi smascherato e condannato per estorsione, ad essere indagato per una lunga teoria di episodi di pedofilia, “tutti accaduti nella stessa zona o nel circondario”, come spiegato in televisione oggi dall’avvocato La Scala.

L’appello  

Il legale e la madre di Mauro hanno lanciato un appello: «Chi sa qualcosa parli, anche in forma anonima, ci aiuti a risalire alla verità». Tra i bambini che quella sera del 1977 giocavano con Mauro c’era anche Vito Troisi, che sarebbe diventato un boss della sacra corona unita, condannato all’ergastolo per un delitto di mafia, che dal carcere ha scritto alla famiglia e è stato pure ascoltato dall’allora procuratore Cataldo Motta. Da anni i genitori chiedono di conoscere il contenuto di tali dichiarazioni, magari utili per poter gettare un faro di luce sull’oscura vicenda.

Sono tante, ma tutte inconcludenti, le piste che seguite dal 1977 ad oggi, tutte accomunate da un clima di particolare omertà, come acclarato nello stesso fascicolo d’indagine. La stessa signora Colaianni (ospite alcuni anni fa della redazione di Piazzasalento con il marito), lo ha sempre confermato chiedendo di indagare nell’ambito della comunità dei testimoni di Geova, della quale lei stessa e il marito facevano parte.