La Passione “noscia”

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processione dell'AddolorataGALLIPOLI. Come di consueto i gallipolini e non solo, secondo la tradizione, parteciperanno o saranno spettatori dei riti della Settimana santa. Alcuni sfilando incolonnati in processione, altri assieperanno i marciapiedi delle strade per assistere al passaggio dei Misteri e della Madonna Addolorata. In ogni caso non mancheranno di lasciarsi coinvolgere dal pathos che si sprigiona dagli antichi riti. Chi è impossibilitato per lontananza o per altri motivi, può sentirsi ugualmente partecipe dei riti della Settimana santa leggendo il poemetto in quartine di Uccio Piro “La via dolorosa a lingua noscia” pubblicato a cura della Confraternita dell’Immacolata lo scorso anno.

Le tappe salienti della Passione di Cristo scorrono rese vive e animate dal dialetto gallipolino, a iniziare dall’ingresso di Cristo a Gerusalemme la domenica delle Palme: “A ‘ncavaddu te nu ciucciu/tra la gente a cunijara/te rrivau a Gerusalemme/ e a parme lu pijara.” E continuando il percorso “Ci gridava Osanna,Osanna!/ci le mani nde vasava/e Gesù te su’ lu ciucciu/tutti quanti salutava” . Le strofe successive seguono il racconto dei Vangeli: l’Ultima Cena, la veglia nel Getsemani, il tradimento di Giuda, il passaggio da Erode a Pilato, la Croce e il Calvario. A questo punto Piro inserisce un secondo livello di narrazione, quello rappresentato dalle processioni dell’Addolorata e del Venerdì santo. E Piro diventa da narratore, spettatore attento e partecipe in compagnia dei gallipolini di oggi. “Te lu Carminu sta esse/tutta a niuru vastuta,/staci chiange la Madonna,/mentru a gente la saluta” . E più avanti dopo il dialogo tra Mamma e Figlio, che ricorda quello della laude di Jacopone da Todi, Piro annota: “E Maria dolente passa/te lu ponte e u mare guarda/e cu l’occhiu sou pietosu/ sta se ferma alla Bombarda” e subito dopo due strofe colgono due momenti della processione ad alto pathos emotivo: “Tutte e vittime te mare,/prima trasa te sta ssuta,/te su’ u muru benadice/ mentru u portu la saluta/. Ma cci sonu te sirene/te papuri e de paranze/ e de machine rringàte/ suntu soni te speranze”.

Questo passaggio da narratore a spettatore avviene più volte nel poemetto come frequentemente sono citati versi di un’ antica poesia dialettale di autore anonimo che inizia “Praja,praja pe’ li erti” e della “Frottola” composizione musicale sacra che viene eseguita durante la sosta della processione dell’Addolorata nella cattedrale e poi ripetuto in altre due chiese della città dove sosta la processione.

Con la processione del Venerdì santo ci si avvia verso la fine del poemetto e della Settimana santa: “Li uttari cu la Tomba/piscaturi cu Maria/li vastasi l’una e l’adda/e la prucissione ssia”. E la processione in versi continua il suo percorso, l’incontro con la Desolata, la benedizione dal porto, i suoni delle sirene, tutta la notte del venerdì fino al mattino del sabato. “Cusì u sabatu matina/gira ancora pe’ ogni via/cu lu sole ca sta sorge/ Cristu Mortu cu Maria”.

Religione, tradizione, folklore? “Quista gente vive ancora/ cu la fede te li nanni/ogni giurnu superandu/le miserie cu l’affanni” Chi si limita a essere spettatore di questi riti non potrà mai capirli fino in fondo: “Ma ci guarda quista gente/nu la po’ capire mai,/se nu è natu su’ stu scoju/ se nu è natu propriu cquai”.