La pandemia stravolge i riti della Settimana santa: fedeli “ammessi” ma con restrizioni

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Il vescovo Filograna 

Gallipoli – Le celebrazioni per la Settimana santa quest’anno non si terranno, come dodici mesi fa, a “porte chiuse”, anche se la presenza dei fedeli risentirà delle misure anticontagio. Le tre diocesi del Sud-Salento, quella di Nardò-Gallipoli (retta da mons. Fernando Filograna, di Ugento-Santa Maria di Leuca guidata da mons. Vito Angiuli e di Otranto con l’arcivescovo Donato Negro, si stanno preparando alla luce delle ultime direttive impartite dalla Conferenza episcopale italiana (del 24 febbraio scorso) cui hanno fatto seguito quelle della Conferenza episcopale pugliese lo scorso mercoledì.

Smentita ogni ipotesi, pur circolata nei giorni scorsi, di possibili celebrazioni a porte chiuse, così come paventato pure dai sindaci di Anci di Puglia. Pur demandando a ogni singola diocesi la decisione su eventuali diversi provvedimenti (sin qui non comunicati) l’ingresso nelle chiese sarà contingentato (come avviene già dal 7 maggio scorso) ad un numero massimo di fedeli, che dovranno rispettare le consuete regole (temperatura corporea non superiore a 37,5°, sanificazione delle mani, occupazione del posto assegnato, distanza di un metro e mezzo tra fedeli).

Processioni vietate

Resta vietata qualsiasi forma di processione, anche in chiesa, come del resto già avviene fin dal primo manifestarsi della pandemia: quanto alla domenica delle Palme (il 28 marzo) non ci sarà lo scambio dei ramoscelli di ulivo che, ciascuno, volendo, potrà portare per proprio conto, da casa. La messa crismale, nel corso della quale si benedicono gli oli santi utilizzati durante l’anno per l’amministrazione dei sacramenti, viene rinviata a maggio, confidando in un allentamento del contagio.

Giovedì santo (primo aprile) non ci sarà la lavanda dei piedi, né la distribuzione dei pani e nemmeno l’allestimento dei Repositori (i cosiddetti sepolcri), che per antica tradizione e in tempi normali sono meta di numerosi fedeli, sempre al fine di evitare assembramenti. E sempre per evitare il rischio di contagi, l’adorazione e il bacio della croce, durante la celebrazione del venerdì santo (2 aprile) sarà fatta solo dal celebrante, e non anche dai fedeli. Circa gli orari delle celebrazioni (quindi anche per la Veglia pasquale), “occorre adeguarsi a quanto stabilirà in proposito il Governo, calcolando bene il tempo necessario alla celebrazione rispetto all’inizio del cosiddetto “coprifuoco”.