La Jonathan rimette l’Ancora a Tuglie: in trattoria “a richiesta disponibile menù 1522”

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Tuglie – Può capitare di trovare nel menù di un ristorante lasagne con carciofi e gamberi, polpette alla salvia, torta Babà piuttosto che Paris brest. Capita molto meno leggere, in coda alla lista delle pietanze, una proposta particolare: “su richiesta disponibile menù 1522”.

Cogliere l’occasione di un pranzo o di una cena, da asporto secondo le regole attuali, per raccogliere una richiesta di ascolto non esprimibile altrimenti, un segnale di soccorso, una cercata opportunità: è quanto hanno pensato alla trattoria “Le cuccume” di Tuglie.

Una lunga attività a fianco di donne-madri 

Non è stato certo per un caso che quella dicitura sia finita sul loro menù. Dietro a quel 1522, che come forse si sa è il numero da chiamare in caso di violenza tra le mura domestiche, c’è la chiave che apre la porta di abusi fisici, violenze psichiche, stalking, maltrattamenti.

E loro, i promotori delle Cuccume, di fornire una maniglia a chi chiede aiuto si occupano da anni, dapprima con la storica cooperativa sociale Jonathan, con sede a Gagliano del Capo, da cui per gemmazione è nata l’Ancora, una seconda coop sociale di tipo b che è entrata tra gli operatori della ristorazione col debutto il 21 dicembre del ’18.

Lanciare un segnale di sostegno

Da circa vent’anni i soci lavorano con madri con figli adolescenti ed anche minori. Poi hanno pensato di andare oltre il prezioso sostegno umano e professionale (ci sono donne violate, con problematiche psicologiche gravi, ai margini sociali), tentando di far alzare loro  la testa sopra il futuro che in tante ormai non cercano più.

Partecipando ad un bando per l’assegnazione di un bene confiscato alla mafia a Ugento, le due coop l’hanno vinto. Obiettivo: creare una prospettiva, includere qualche madre nell’attività produttiva che oggi può contare su di una pensioncina con sei camere per altrettanti posti letto e trenta coperti al pianoterra.

Una partenza col vento in poppa

Non è stato facile vincere burocrazie e difficoltà economiche (superate, almeno per l’avvio, con risorse personali); ringraziano ancora oggi l’Amministrazione comunale per il sostegno morale. “Il 2019 – racconta Giuseppe Vergaro di Alezio, musicoterapista e master in agevolatore delle relazioni di aiuto – è stato l’anno in cui abbiamo seminato, costruito relazioni, ricercato piatti di qualità, distribuito gentilezza nonostante la tensione e la fatica”.

Il loro 2020 è partito col boom: giornate da tutto esaurito, prenotazioni anche per primavera-estate, una cresima il 10 maggio: “Felici! Forse siamo sulla buona strada”, si sono detti i soci con le presidenti Francesca De Nuccio e Annalisa Ciardo.

Al lavoro anche una mamma con problemi

Tanto lavoro col pensiero fisso al loro progetto più grande, anche perché in cucina vi era anche una delle madri a lavorare. Invece hanno dovuto pensare al Coronavirus, come tutti gli operatori del settore del resto. Come reggere all’ondata epidemica? La risposta è venuta solo in questi giorni; al pari di altri ristoratori, stanno provando a fornire le pietanze a domicilio.

Ma non può bastare, ovviamente. A maggior ragione se bisogna fare  anche i conti con i soldi della cassa integrazione in deroga che non sono ancora arrivati (proprio ieri la Regione ha dichiarato di aver ultimato l’esame di tutti le domande del settore agricolo e turistico).

La convivenza forzata ha acuito molte crisi familiari 

Intanto si riparte, con qualche paura e in compagnia ancora una volta di un forte impegno sociale, ben consci che il Coronavirus non ha corroso solo i polmoni. La convivenza forzata e l’isolamento delle famiglie ha determinato l’acuirsi di situazioni di conflitto e di violenza e l’affiorare di altri stati critici con vittime non solo le donne ma anche i figli.

Alcuni hanno promosso “mascherine 1522”, loro offrono il menù 1522. Per informazioni utili 350 0642869.

(nella foto Giuseppe Vergaro, Francesca De Nuccio, Adriana De Giorgi e Maria Cristina Vergaro, la cuoca)