vignetta-scuolaGALLIPOLI. Annualmente il Miur (Ministero dell’istruzione, università e ricerca) propone le Prove Invalsi e puntualmente gli studenti degli Istituti superiori le boicottano, come avvenuto anche nell’ultima occasione. Perchè? Le Prove consistono in questionari di lettura, comprensione, analisi testuale, grammaticale e logica per l’italiano; di conoscenze e abilità per la matematica. Sono state create dal Cede (Centro europeo dell’educazione) e dal Snqui (Servizio nazionale per la qualità dell’istruzione) per essere definite nel 2004 con l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi, appunto). L’obiettivo ufficiale è raggiungere l’autonomia del sistema di valutazione e conformare il sistema educativo alle soluzioni adottate all’estero; coinvolgono 2 milioni 800mila studenti. Ma per molti ormai sono divenute un criterio per paragonare il singolo istituto con quelli di altre aree geografiche, incidendo sulla ripartizione dei fondi alle scuole. Quest’anno, sebbene i questionari somministrati il 12 maggio abbiano registrato una partecipazione del 90-95%, in realtà otto studenti su dieci, secondo le indagini effettuate, hanno invalidato la prova o con errori intenzionali o consegnando in bianco. In particolare nel “Quinto Ennio” tutte le classi seconde di indirizzo classico, scienze umane e linguistico si sono assentate; gli unici sei presenti dello scientifico hanno affrontato la prova che però è risultata inutile perchè troppo pochi. Anche negli altri istituti superiori di Gallipoli e provincia le assenze sono state numerose. Tra i vari commenti, l’opinione più diffusa riguarda l’assenza di differenziazione dei quesiti a seconda degli istituti, degli indirizzi e dei programmi svolti, il che comporterebbe una “standardizzazione” degli studenti, che viene rifiutata; si è parlato inoltre, di un costo “superfluo” per le casse statali. Molti studenti ritengono che questo denaro potrebbe essere impiegato per problematiche più sentite, come per esempio il risanamento degli edifici scolastici e la valorizzazione del sistema didattico con nuovi progetti e strumentazioni. Si dice inoltre che le capacità di uno studente non emergono dai risultati di questo tipo di prove molto asettiche e indifferenziate e “a crocette”. In definitiva, non si vorrebbe essere ridotti a “dei numeri a barre e/o messi a confronto con indirizzi di studio differenti”. Come finirà questo braccio di ferro?

F. Abate, D. Sodo, D. Margari, R. Leone, A. Bruno, G. Trianni, G. Fiorito

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