“La grande guerra” Supersano-Ruffano: storie di calcio con un morto e di amori nel romanzo storico di Bruno Contini

Giovedì 29 novembre, alle ore 18, la prima presentazione nel teatro dell'oratorio di Supersano

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Supersano – “La Grande Guerra del Salento” è il romanzo storico di Bruno Contini che verrà presentato, nei prossimi giorni, nei due paesi protagonisti del racconto. Giovedì 29 novembre alle 18 nel teatro dell’oratorio di Supersano, il 6 dicembre alle 18.30 nella Sala consiliare di Ruffano. Sono proprio i due paesi i protagonisti del romanzo, così come lo furono 70 anni fa, subito dopo la Seconda guerra mondiale, raccontati intorno ad un fatto di cronaca che riempì le pagine dei giornali dell’epoca e animò (e anima) ancora i racconti. Nella prima presentazione interverranno i Sindaci dei due paesi, Bruno Corrado e Antonio Cavallo con la lettura di alcuni brani affidata agli attori Francesco Piccolo (di Gallipoli) e Rosaria Ricchiuto. Insieme all’autore relazioneranno i professori Hervè Cavallera (Università del Salento, di Tricase) e Roberto Muci (Pontificia Università “Regina Apostolorum” di Roma).

Era il 1949 e dintorni  C’era un tempo in cui non c’erano televisione e telefono in ogni casa e tanto meno computer, fax, tablet e altre diavolerie del genere (così davvero sarebbero sembrate ai “miti” abitanti dei piccoli paesi periferici). La vita scorreva tranquilla da domenica a domenica, da messa a messa, lenta e scandita dai ritmi della campagna.  Qualche innocuo divertimento, innamoramenti molto sorvegliati, gli uomini in osteria, le donne a casa. Era davvero così? Che ne sanno del 1949 e dintorni, non solo i “millennials”  ma anche i giovani delle “crescita felice” degli anni Ottanta del secolo scorso?  Erano gli anni in cui si usciva dalla guerra, gli uomini erano tornati a casa, avevano ripreso il loro posto nella famiglia… Quegli anni sono nei libri di storia, nella cronaca dei giornali, nei racconti dei nonni, nei romanzi. Ora anche in uno in cui cronaca e invenzione si intrecciano tanto che la cronaca sembra invenzione e l’invenzione cronaca.

“La Grande Guerra del Salento” (Panda editori) è il titolo dal sapore epico dell’ultimo lavoro di Bruno Contini, di Supersano, docente di Letteratura inglese, dirigente scolastico ora in pensione.  Narra di un fatto di cronaca  del marzo del 1949: un diciannovenne supersanese, Antonio Prete, ucciso nel contesto della “guerra” tra Supersano e Ruffano scatenata dagli esiti di una partita di calcio. Cruciale fu la sfida di ritorno, giocata a Supersano, mentre quella di andata, a Ruffano, finì con un pareggio. Presidenti delle squadre, notabili del luogo e carabinieri avevano preso le precauzioni necessarie per evitare la guerra che era già nell’aria. Niente da fare, al lancio dei sassi nel campo seguirono tafferugli per le strade, addirittura il giorno dopo a Supersano anche l’assalto alla corriera che, partita da Ugento diretta a Lecce, avrebbe dovuto trasportare passeggeri di Ruffano.

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Tutta colpa solo di una competizione esagerata tra due squadre di paese? Scontato che la vicenda non è così semplice come appare e come viene descritta dalle cronache dell’epoca fedelmente riportate nelle pagine finali del libro. Dietro al tifo per la squadra c’è il “fattore umano” che viene fuori: voglia di rivalsa, incapacità di accettare la sconfitta, gestione del potere, esplosione di follia collettiva. Il racconto concitato e preciso dei tafferugli (alla base del romanzo c’è una precisa documentazione) rotola veloce verso l’esito finale (l’uccisione del diciannovenne) in un climax ascendente che rende quasi necessaria la conclusione. La morte di un innocente rimane come monito per chi sarebbe venuto dopo e avrebbe ascoltato la favola antica “dell’uomo nemico all’altro uomo”.

Campanili in lotta A percorrere  la storia del passato sembra che la competizione, la lotta tra gli uomini e le singole famiglie, che si sposta poi sul piano più ampio, sia stata una costante. Ne abbiamo innumerevoli esempi: per il passato, basterebbe rileggere Dante per avere una visione completa delle difficoltà di convivenza civile tra  gli uomini. E non possiamo dire che sia solo storia del passato perché attualmente assistiamo ad una parcellizzazione di certi atteggiamenti: competizione, rancore, fino all’odio sono espressi nei social senza alcun filtro e senza confini. Le parole e le volgarità hanno preso il posto delle armi e sul campo non si contano i “feriti”.

Quando non c’era la rete Nel romanzo di Contini non esistevano i social: ci sono due paesi Supersano e Ruffano a poca distanza uno dall’altro, la cui vita e atmosfera vengono descritte davvero con rara sicurezza provocando nostalgia in chi è vissuto intorno a quegli anni e curiosità quasi incredula in quanti per età ne sono lontani. Nel secondo Dopoguerra i paesi del Salento erano quasi tutti a economia agricola. I più bisognosi, coraggiosi e giovani decidevano di emigrare in Belgio, Svizzera, Germania per lavorare nelle fabbriche e ogni mese mandavano i soldi alle donne che erano rimaste, denaro che quasi sempre serviva per costruire una casa più grande da lasciare in eredità ai figli. Paesi poco distanti l’uno dall’altro costituivano e costituiscono una rete umana (spesso rinsaldata da matrimoni e vincoli di parentela) e commerciale, ma tutto questo non impediva un clima di rivalità di fondo che si manifestava  anche nell’epiteto che definiva il paese, spesso ingiurioso, riferito a qualche caratteristica particolare o a qualche vicenda di solito poco gloriosa. Così Supersano e Ruffano, i giovani del primo si innamoravano delle ragazze del secondo e viceversa, praticamente si conoscevano tutti, pregi e difetti. Ma una competizione calcistica fu in grado di scatenare una “guerra”

Al di là della cronaca  Contini con la tecnica del racconto nel racconto (riporta quanto il padre raccontava a lui ragazzino) riesce, pagina dopo pagina a comunicare quello che era lo spirito del tempo in due piccoli paesi del Salento intrecciando una storia d’amore tra due ragazzi (dandoci qualche pagina gustosissima di quelle che erano davvero le schermaglie amorose di un tempo tenute d’occhio da mamme vigili) con la cronaca di una rivalità che coinvolge due interi paesi. Lo stile è agile, la lettura diventa veloce e quasi scivola sui fatti che sono raccontati. Contini ha una particolare predisposizione alla descrizione soprattutto nei passi in cui in primo piano c’è da cogliere lo spirito del paese che conosce benissimo. Non esprime giudizi, racconta una storia perché nel  percorso delle piccole comunità salentine spesso ci si imbatte in fatti che hanno lasciato il segno e che vanno riproposti.  E la “guerra” tra Supersano e Ruffano è tra questi.

 

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