La fede a suon di “like”: “Esempi laici e valori cristiani” nei post (mattutini) di don Antonio Minerba

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Don Antonio Minerba
Don Antonio Minerba

ALEZIO. Le “confessioni virtualiˮ saranno anche un’utopia, ma la testimonianza della Buona novella, nell’era digitale, naviga sempre più veloce. Da veicolo potente della secolarizzazione, passando per il pulpito, la stampa e la radio, i nuovi linguaggi segnano “l’inizio di una storia nuovaˮ, ancora tutta da scrivere, come preannunciato da Papa Bergoglio, in cui la Chiesa, nel contatto con i media, spiana la strada a nuovi incontri. Un po’ come quelli che nella quotidianità, seppur di un piccolo paese, spesso non si realizzano, ma trovano spazio sui social network, dove don Antonio Minerba, parroco originario di Aradeo in servizio nella parrocchia Santa Maria Addolorata, ha riscoperto una grande comunità. È, infatti, ormai abitudine del parroco (giunto in paese nell’estate del 2012 dopo l’esperienza al Sacro Cuore di Casarano) “postareˮ all’alba su Facebook un pensiero beneaugurante per la giornata cui seguono le risposte ed i commenti dei suoi amici “virtualiˮ. «Quello del buongiorno su Facebook è un momento per condividere un messaggio in grado di dare alla propria giornata una luce diversa», afferma don Antonio.

Anche nei giorni in cui Alezio si è confrontata con l’esperienza dei migranti, l’attenzione è stata rivolta verso i bisognosi: «Non c’è una correlazione con il particolare momento vissuto. L’idea di salutare con un messaggio sui social amici e fedeli, piuttosto, è nata – commenta ancora – dal voler stabilire un contatto anche con persone che solitamente non si incontrano, per dare loro una spinta positiva e propositiva nelle azioni quotidiane».

Uno strumento, però, da maneggiare con cura. «Un uso completo e continuo del medium implica un’adeguata conoscenza delle sue potenzialità – aggiunge don Antonio – soprattutto da parte dei ragazzi. La scuola, che assieme alla famiglia aiuta ad affrontare la vita con una certa metodologia, dovrebbe insegnare alle giovani menti anche l’etica della comunicazione, per capire il corretto utilizzo di questi nuovi strumenti, che spesso semplificano e amplificano le sensazioni».

Se si pensa, però, che l’ispirazione venga solo dalle vite esemplari dei santi, ci si sbaglia. Tra i messaggi veicolati di sono anche tanti esempi “laici” spesso valorizzati dallo stesso parroco.

«La cultura non ha un indirizzo univoco. Nella vita di ogni persona – aggiunge – al di là del proprio credo e della propria cultura, ci sono parole e gesti che possono illuminare in termini di fede. Dobbiamo camminare con gli occhi e la mente aperti, andando oltre gli steccati politici e religiosi che spesso creano diffidenza verso gli altri. la vita è fatti di incontri, bisogna stare attenti a cogliere quegli imput preziosi per la nostra esperienza».