La Cina è proprio vicina. Blitz anticontraffazione della Guardia di finanza

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FINANZA1RACALE. Si fa presto a dire Cina se anche il Salento finisce nel mirino dei blitz anticontraffazione della Guardia di Finanza.
È di tre arresti, due fabbriche sequestrate tra Alessano e Taurisano, otto stabilimenti produttivi perquisiti  e più di un milione di articoli confiscati, il bilancio dei controlli delle Fiamme Gialle nel cosiddetto “distretto della calza” tra Racale, Taviano, Melissano, Casarano e Gallipoli. Nei fascicoli delle forze dell’ordine è finita così un’intera filiera di produzione e commercio di marchi falsi, per lo più calze, intimo e magliette. L’accusa è quella di aver utilizzato marchi famosi come Sergio Tacchini, Rifle, Pompea, Navigare, Diadora e Liabel per la produzione di accessori e capi d’abbigliamento sprovvisti dell’ologramma anticontraffazione o, in alcuni casi, dotati di ologramma falso.
L’operazione prende il via nello scorso mese di febbraio, coordinata dal sostituto Procuratore della Repubblica di Lecce, Donatina Buffelli. Decine di perquisizioni sono scattate in stabilimenti, magazzini, negozi di abbigliamento e abitazioni private, portando alla luce un imponente commercio illecito radicato nel basso Salento. A Racale è stato individuato anche un garage adibito a calzificio abusivo e completamente sconosciuto al Fisco. All’interno, 13 macchinari utilizzati per la filatura industriale e il programma per riprodurre a regola d’arte loghi e ologrammi dei marchi da imprimere. Il sequestro non è stato eseguito, in questo caso, per via di alcuni accertamenti di tipo amministrativo e tributario ancora in corso.  In manette, a distanza di pochi giorni, sono finiti invece A. B., tipografo di Sannicola, rilasciato dopo l’interrogatorio, gli imprenditori Antonio De Giovanni di Alessano, e Luigi Preite, di Taurisano, poi scarcerati subito dopo l’interrogatorio di convalida. I tre impresari rispondono di contraffazione di marchi e di ricettazione, con l’aggravante di aver operato in modo sistematico.
Scoperte le fabbriche, oggi i controlli proseguono a cercare anche grossisti e negozi pronti a ritirare quella merce, per confonderla con quella originale esposta sugli scaffali e venderla allo stesso prezzo.

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