“L’1 aprile, a 18 anni, ho scoperto di avere un mostro dentro”

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Melissano, presentazione del programma della Band di Babbo Natale con la testimonianza di Federica (foto Emanuela Rizzo)
Melissano, presentazione del programma della Band di Babbo Natale con la testimonianza
di Federica (foto Emanuela Rizzo)

È primavera, la natura si risveglia…
Sento ognuna di quelle gocce di medicina scendere così lentamente e così atrocemente dentro me e sono convinta che ognuna di quelle mi fa più male che bene.
Ma mi salveranno o meno? Continuo a fissare la flebo con tutto l’alberello delle medicine della terapia sopra.
Cosa sto facendo? Mi domando. Ne vale davvero la pena? E se non dovessi farcela?
Chemioterapia…che parola schifosa!
E penso…
Che senso ha soffrire se comunque un domani bisogna morire lo stesso?!
Ecco. Non so dare risposte a tutte queste domande, ma so solo una cosa…
Voglio lottare. Sono troppo giovane per morire senza una motivazione.
Non so da dove prendo la forza; forse dagli occhioni malinconici dei miei genitori, parenti ed amici, forse dalla speranza che un domani riuscirò anche io ad essere felice e spensierata come la maggior parte dei miei coetanei, ma ora è tempo di stringere i denti e non lasciarmi abbattere.

E’ estate, esplosione di colori, sapori, mare, allegria…  

Dai Federica, ce la devi fare, hai dei sogni da realizzare!!! Ma non pensavo che soffrire per una malattia potesse essere davvero così…così…distruttivo…
 E penso ancora, penso sempre… 
Tutti vanno al mare a divertirsi e io ancora e sempre lì…
Ma non importa, è solo un brutto periodo, il sole ritornerà a splendere anche per me! Mia madre dice sempre: dopo la tempesta viene il sereno e a volte spunta in cielo un meraviglioso arcobaleno!!!
Ma ora la realtà è un’ altra: la caduta dei capelli, ciglia, peli…le occhiaie che diventano sempre più scure sul mio viso sempre più pallido, la sempre meno autonomia nel riuscire a fare i più semplici atti quotidiani, la mancanza di ogni tipo di forza legata al corpo e alla vita umana…tranne una: la forza di lottare e vincere!
“Federica tu ce la farai, ce la devi fare!!! Lotta, spera, prega, Federica devi vincere quel mostro apparso nella tua vita il 1° aprile, come fosse un pesce d’ aprile…il “caro” linfoma…” tutto ciò continuo a ripetermi in quella stanza sterile al 5° piano dell’ ospedale, mentre la nausea e i vomiti prendono possesso su di me…

È autunno, cadono le foglie, la natura, ormai stanca, si riaddormenta… 
Sono ormai otto mesi che “vivo” in ospedale, entrando e uscendo come fossi in casa mia…con la valigia sempre pronta ad accompagnarmi…
Amo tutte le persone che sono li dentro. Sono così legata a loro perché mi stanno curando non solo con le medicine, ma con tutto l’amore che un essere umano può donare al prossimo.
E, tanto per non cambiare, penso ancora, più di prima…
Non è un semplice lavoro come tutti gli altri il loro. Ci mettono davvero tutti loro stessi e questo mi da grinta.
Non avrei immaginato che l’ospedale funzionasse in questo modo, non ci ero mai stata prima.
È fantastico come medici, infermieri, volontari, possano essere così umanamente perfetti in tutto quello che fanno.
Non mi stanno curando solo il corpo, stanno curando soprattutto la mia mente ed avere la mente sana in un corpo malato è molto meno grave che avere un corpo sano e una mente malata.

Passano i giorni, le stagioni, cambia tutto fuori ma io rimango sempre li, sempre su quel letto che ormai ha la forma dei mio corpo, con i miei genitori vicini.
Ma quello che desideravo con tutta me stessa era che quell’orrendo mostro sparisse dal mio corpo, avevo voglia di strapparlo da dentro me, ma non era un mostro…ero io stessa….le mie cellule…mutate.
Non sono mai riuscita a prendermela con Dio per questa malattia, l’ho sempre ringraziato comunque.
Per me è una lezione di vita: solo quando capisci quali sono i veri problemi della vita impari ad amarla con tutta te stessa e daresti tutto per tornare indietro a quando stavi bene, impari ad apprezzare quello che hai e a non piangere per quello che ti manca.
Nei mesi precedenti la mia malattia mi lamentavo per ogni cosa, non mi piacevano i miei capelli, la mia faccia, il mio fisico…ora….amo tutto quello che ho perché sto lottando con tutta me stessa per continuare ad averlo.
La vita è così bella, spettacolare e tutti noi abbiamo il diritto di viverla.

Il mio reparto ospedaliero è un reparto di oncoematologia pediatrica quindi io, avendo 18 anni, sono una tra le più grandi.
Sono convinta che molta della mia forza l’ ho presa guardando i bambini: loro così piccoli e indifesi e già malati.
Questo è inaccettabile ; vorrei soffrire 100 volte in più io che vedere loro in quello stato, ma non posso, posso solo imparare da loro e dal loro essere gioiosi.
All’inizio piangevo, piangevo per me, per ciò che mi stava succedendo e piangevo anche per loro… odiavo stare in questo reparto perché odiavo vederli fare terapia… ma la mia oncologa, a cui devo davvero la vita perché mi sta curando anche dal profilo umano, mi confortava dicendomi che loro, proprio perché non sanno cosa stanno facendo e cosa hanno, sono sempre gioiosi e che lei, personalmente, impara molto da questi piccoli fanciulli e che così dovevo fare anche io. Questo mi ha dato un motivo in più per lottare.
Lotto, sempre, ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo.
Nulla mi è dovuto e lotterò per prendermi quello che mi spetta e…l’otterrò.
Lotterò e l’otterò perché io so quanto valgo e quanto posso essere capace se m’impegno.
Ecco cosa sto imparando in questo reparto. Ecco cosa mi stanno insegnando: la vita è un dono, è un dono bellissimo e mai avrei creduto di ritrovarmi a scrivere queste riflessioni e a parlare di quanto possa essere preziosa quando ti trovi ad essere come una foglia secca che sta per staccarsi dall’albero che la tiene in vita, ecco la vita è anche così : imprevedibile e spesso molto difficile.

È inverno, tutta la natura dorme già, fa freddo ma non nell’ anima…è già Natale 2015!!! 
Come può essere se siamo ancora a novembre? Può essere…perché io non mi sono ancora stancata di PENSARE!!!
Penso: sarebbe bello se TUTTI quei bambini, alla presenza di Babbo Natale, potessero scoprire che Gesù Bambino ha deciso di guarirli, subito, tutti, indistintamente…e, magari, se anche per me tutti gli effetti post chemio fossero spariti…

È primavera 2016!!! Di già? Certo, il tempo corre via veloce quando si pensa…

Sapete amici? Tutto ciò che è stato “PROMESSO” domenica 15 novembre, in presenza della dott.ssa Tornesello, del presidente dell’associazione AGOP e di tante persone importanti e gente “comune”, è stato realizzato al meglio!!!
Ed ancora: la band di Babbo Natale è stata formidabile, la raccolta fondi ha superato le aspettative, il reparto in ospedale E’FUNZIONANTE come non mai, in ogni suo dettaglio!!!
Ora capisco quanto è stata importante la mia testimonianza quella sera: tutti si sono attivati al massimo per superare le loro promesse, nessuno ha aspettato o esitato!
Finalmente una BELLA NOTIZIA…

Concludo PENSANDO (tanto per non cambiare): che NESSUNO PENSI di essere immune al male del nostro secolo, che avanza sempre più!!!
Dall’ oggi al domani la mia vita è cambiata…
Che non si aspetti di entrare in ospedale, magari con i propri figli o nipoti per fare il possibile e l’ impossibile per alleviare sofferenze e disagi a tanti piccoli bambini, potrebbe essere troppo tardi… Mettiamoci una mano sul cuore e attiviamoci tutti subito, ognuno secondo le sue possibilità!!!
Siamo tutti pezzi di un meraviglioso puzzle e, se ne manca uno, per quanto insignificante e piccolo, non si può concludere l’opera…
Io sono rimasta a Lecce e la malattia la voglio vincere nella mia terra anche perché, fortunatamente per il mio caso, non c’è bisogno di attrezzatura che qui non abbiamo.
Questo piccolo ospedale non avrà sicuramente tutto il materiale per curare tutte le patologie tumorali, ma ha menti brillanti e cuori pieni di amore.
Vi sembra niente?
Vi abbraccio tutti di cuore ricordandovi che: NATALE È ALLE PORTE, come dicevo io a mia madre da piccola presentandole la LISTA dei regali!!!

Federica, Taviano