“Kater i Rades-Memorie migranti”, artisti insieme per ricordare la strage del Venerdì Santo del 1997 nel Canale d’Otranto

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Otranto, L’Approdo, opera all’Umanità migrante

Otranto – Da quel 28 marzo sono passati 24  anni, ma la memoria è ancora vivida. Era la sera del Venerdì Santo del 1997 quando  la motovedetta albanese Katër i Radës con 120 persone a bordo fu speronata e affondata dalla corvetta della Marina militare italiana Sibilla. In Albania la guerra civile in seguito a una terribile crisi economica spingeva numerosi  cittadini albanesi a cercare rifugio e fortuna in Italia, come in migliaia avevano fatto nel 1992. Dall’Italia vennero adottate misure di controllo in mare per contrastare questo secondo esodo, la  motovedetta albanese venne intercettata e infine affondata. Persero la vita  81 persone , 27 i dispersi, solo 34 i superstiti.  Alla tragedia è seguito un lungo processo per stabilire la responsabilità del disastro.

La Kater i Rades

In tutti questi anni la memoria di quel Venerdì Santo è stata sempre tenuta viva con manifestazioni sulle due sponde dirimpettaie dell’Adriatico. Quest’anno non saranno possibili manifestazioni in presenza, ma supplisce la rete dei social. Domenica, 28 marzo dalle ore 18 in diretta da Zoom su Facebook e Youtube (@InternationalTheatreInstituteItalia), appuntamento con “Kater i Rades-Memorie migranti”.

Ermelinda Bircaj

Si tratta di un progetto di Ermelinda Bircaj e dell’International Theatre institute Italia in collaborazione con Astràgali teatro e Spazio disponibile, a cui partecipano numerosi artisti. Daranno il loro contributo i musicisti Mauro Tre e Redi Hasa, gli attori e le attrici Fabio Tolledi, Ermelinda Bircaj, Roberta Quarta, Simonetta Rotundo e Simone Giorgino, i poeti Zamira Agalliu, Lela Qejvani, Lola Meçe, il pianista Aulon Naci, il Gruppo polifonico di Valona “Dhjet Shqiponjat”, diretto da Albert Habazaj, Teatro Zemrude con Agostino Aresu e Daniela Diurisi, Besa/Muci editore con Leonard Guaci e Ismete Selmanaj Leba.

Al di là dell’odierna commemorazione, bisogna ricordare il ruolo di due testimonianze che sfidano il tempo e tramandano la memoria della tragedia: il libro di Alessandro Leogrande  “Il Naufragio, morte nel Mediterraneo (Feltrinelli), e il relitto della Katër i Radës diventato dal 2012 un’opera d’arte per mano dell’artista greco Costas Varotsos, intitolata  L’Approdo – Opera all’Umanità migrante. L’opera, che si trova ora sul porto di Otranto ed è diventato il simbolo dell’accoglienza, fu promossa dall’Istituto di Culture mediterranee della Provincia di Lecce in collaborazione con il Comune di Otranto.