Jovanotti sorprende la Notte della Taranta: “Mi devo muovere” il brano che fa pensare al dramma dell’immigrazione

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Melpignano – È Jovanotti l’ospite a sorpresa dalla Notte della Taranta 2020. A metà concerto, trasmesso ieri in seconda serata su Rai 2, arriva il cameo tenuto segreto dagli organizzatori dell’evento, quest’anno soltanto televisivo per l’emergenza Covid.
“Mi devo muovere sento un formicolìo.  Mi devo muovere trovare il posto mio”, è il refrain del brano con il quale Jovanotti canta il disagio di chi assiste ogni giorno alla morte degli immigrati in mare.

Jovanotti e gli immigrati

Mentre l’Orchestra popolare è impegnata con il classico “Cent’anni sale”, irrompe l’inconfondibile timbro vocale di Lorenzo Cherubini, collegato nel video proiettato sul muro laterale dell’ex convento degli Agostiniani, che riprende il ritornello della sua “È la scienza, bellezza” (del 2015). Il brano, riadattato per l’occasione, è dedicato al tema dell’immigrazione, in un crescendo che coinvolge coralmente l’intera Orchestra.
Jovanotti canta il disagio di chi assiste ogni giorno alla morte degli immigrati in mare con questi versi: «Tutta questa ingiustizia che fine fa ricadrà sulle teste di chi la provoca. Brucia sulla pelle di chi resta al sole mentre uomini e donne muoiono in mare. Io mi sento male ma non serve a niente e questo senso di colpa mi offusca la mente, non mi fa ragionare mi toglie energia, questo tempo si abbatte come una malattia». Nel pezzo tornano le voci di Uccio Bandello e Uccio Aloisi, i cantori della tradizione. Ma dall’archivio sonoro Kurumuny riemerge anche la voce di Niceta Petrachi, detta “la simpatichina”, scomparsa due anni fa.

La “narrazione” televisiva 

Ad aprire la “narrazione”, tra musica e immagini, affidata all’attore Sergio Rubini è stato il brano “Quandu te llai la facce la matina”. Il concerto è stato diretto con rigore dal compositore Paolo Buonvino che ha fatto dialogare al meglio l’Orchestra Popolare con l’Orchestra Roma Sinfonietta portando i telespettatori in un viaggio nella memoria della musica salentina.

Al contrario di Jovanotti, gli altri “super ospiti” della serata erano stati già presentati dagli organizzatori: Diodato ha interpretato la serenata “Beddha ci dormi”, Gianna Nannini “Fimmene fimmene”, Mahmood che con il suo canto in arabo ha compiuto un viaggio sonoro nel Mediterraneo per approdare sulle coste del Salento con “Aremu” interpretata da Alessandra Caiulo.

Il viaggio della Taranta passa da Gallipoli

È mancato, per la prima volta, il pubblico della Taranta ma lo spettacolo televisivo non ha tradito le attese, anche grazie alle luci curate da Marco Lucarelli. Prima del gran finale, sul palco anche il direttore artistico della Fondazione Daniele Durante che esegue l’inedito Tarantaè: si chiude con due composizioni di Buonvino, dal titolo Carpe Noctem e Agapi.

Nei 90 minuti di narrazione musicale, con la regia di Cristiano D’Alisera, sul ritmo del tamburello il Corpo di ballo ha viaggiato tra le “meraviglie” di Puglia con scenari da sogno quali Gallipoli (con il santuario del Canneto), Trani, Taranto e Alberobello.