Ivan è ricomparso come temeva la madre

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La madre sul luogo del ritrovamento

MATINO. È ricomparso come si temeva: senza vita e con i pochi resti degli abiti che indossava quel pomeriggio del 12 settembre 2011 quando si allontanò dalla casa di via Filzi per andare a prendere le sigarette. Ivan Regoli, matinese di 29 anni al momento della scomparsa,  è stato trovato nella mattina del primo agosto in un pozzo in località Sant’Anastasia a Matino, sulla strada che porta al mare. I resti, consumati dal tempo e dall’acqua, sono stati rinvenuti dal proprietario del fondo, un ex poliziotto, il quale insieme al figlio, anche lui in Polizia, stava ripulendo il pozzo. Tre anni di ricerche, di silenzi e di appelli sono finiti avvolti in una rete.

I carabinieri col maresciallo Giancarlo De Donno e il sostituto procuratore venuto da Lecce hanno seguito le operazioni. Poche ore e il sospetto che si trattasse di Ivan è diventato certezza. I familiari hanno riconosciuto gli indumenti: una maglietta regalatagli dalla moglie, Tiziana Barba di Gallipoli, e i bermuda identificati dal fratello Alessio. Presente anche il padre Antonio e la madre Antonella Rizzo. Temeva che suo figlio non sarebbe più tornato a casa, ma in tre anni non si è mai fermata, ricorrendo anche a  manifestazioni (con l’associazione Penelope), appelli in tv (“Chi l’ha visto” e “Pomeriggio cinque”).

Dalle analisi effettuate dal medico legale, Alberto Tortorella, sulle poche ossa recuperate (anca bacino e cranio) sono state rinvenute varie fratture; ignote le cause.  Restano interrogativi e si addensano i sospetti su Antonio Coltura, 43enne di Parabita, unico iscritto, appena un anno fa, nel registro degli indagati. Dalla sua auto, ispezionata dai Ris, non emerse nulla, ma a riportare l’attenzione su di lui è il luogo del ritrovamento. Il terreno, infatti, apparteneva fino a tre mesi fa a sua sorella, con la quale non intratteneva buoni rapporti. Coltura, che frequentava la casa di Ivan, partecipò alle ricerche nelle prime ore della scomparsa.

Era stata proprio la madre a chiedere di indagare tra i conoscenti. Dopo l’1 agosto, ancora lei aveva indicato un altro possibile sospetto: un nipote di Coltura che frequentava Ivan e che si sarebbe allontanato dal paese proprio pochi giorni dopo la scomparsa dell’amico. Ci sono infine le dichiarazioni del pentito Massimo Donadei di Parabita, che aveva detto di cercare nei pozzi sulla strada del  mare. Gli inquirenti setacciarono invano pozzi e campagne situati però sulla strada tra Racale e Ugento dove, secondo le informazioni fornite dalle celle telefoniche, il giovane sarebbe stato segnalato per l’ultima volta.