Incoronata, sistemato il suolo dopo l’abbattimento. Poi sarà parco: a Nardò via al progetto esecutivo

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Nardò – Dall’abbattimento dell’incompiuta (foto) al parco urbano. Ieri la Giunta comunale ha approvato il passaggio definitivo che autorizza la redazione del progetto esecutivo e l’espletamento dei bandi di gara. In mattinata intanto sono ripresi i lavori di riempimento del terreno “svuotato” dalle operazioni di demolizione svoltesi tra dicembre e gennaio. La “colmatura” permetterà di mettere in sicurezza la superficie che ospiterà l’area a verde. Ambizioso il progetto, da completarsi entro il 2019: un parco pubblico di 25mila metri quadrati, il più grande che la città abbia mai conosciuto, munito di parcheggi, vegetazione a basso e alto fusto, sentieri pedonali, spazi per bambini, area fitness, area per lo street-basket, area ristoro, campi da bocce e di beach volley e dog park.

La storia dell’incompiuta, dalla nascita alla “morte”. I lavori di abbattimento dell’incompiuta di via Incoronata sono iniziati lo scorso 12 dicembre – alla presenza, tra gli altri, del governatore Michele Emiliano, che applaudì all’iniziativa – e si sono conclusi a fine gennaio 2018, lasciando solo macerie di quello stabile sorto quasi quarant’anni fa per ospitare il nuovo Municipio e mai ultimato. Qualche numero: 1 miliardo 350milioni di lire la somma spesa dagli anni Settanta a oggi per un’opera mai realizzata; 92mila euro il costo di abbattimento a carico del Comune e 420mila quelli necessari per realizzare il parco urbano. Da registrare all’avvio dei lavori la posizione degli ex sindaci Marcello Risi e Gregorio Dell’Anna, contrari alla demolizione e favorevoli a un recupero almeno parziale della struttura.

Superato l’ultimo problema geologico Il sindaco invece ha tirato dritto, sostenuto su questo tema da una coesa maggioranza favorevole all’abbattimento di quello che per decenni è stato definito “ecomostro”. Uno stop forzato dei lavori lo si è temuto solo recentemente, quando l’Autorità di bacino del Pai (Piano per l’assetto idrogeologico) ha riscontrato un rischio di presunta “pericolosità idraulica”, determinato dall’erronea convinzione che nell’area interessata ci fosse una depressione morfologica naturale. A seguito di sopralluoghi e consultazione della cartografia storica, è emerso invece che l’area presenta solo un scavo realizzato dall’uomo durante i lavori per la costruzione dell’edificio, quindi facilmente colmabile. Ad aprile scorso è così arrivato il “lasciapassare” dall’Autorità di Bacino e il “sollievo” del sindaco Mellone manifestato via Facebook: «Stavolta il parere sono andato a prenderlo personalmente a Caserta (come sempre, a mie spese), sede dell’Autorità di Bacino. Che ci ha detto che il parco dell’Incoronata si può fare, nonostante un vincolo assurdo rivelatosi poi completamente ingiustificato. Avrebbe allungato i tempi per realizzare il parco e invece lo facciamo subito». Il progetto di rigenerazione, che prevede una spesa di 420mila euro, porta la firma dell’architetto Elisabetta Ferrocino, del geometra Salvatore Albanese e del geologo Andrea Vitale (in foto con Mellone: Albanese a sinistra e Vitale a destra).

Soddisfazione in Comune «Avanti tutta sul parco – esulta nuovamente oggi il primo cittadino – con la ripresa dei lavori e l’approvazione del progetto definitivo. Sta prendendo forma uno degli interventi di rigenerazione urbana più vasti e significativi di questa città. Peraltro, con un peso simbolico straordinario, perché una bruttura in cemento farà spazio a un luogo di fruizione per migliaia di cittadini». Il vicesindaco e assessore ai Lavori pubblici Oronzo Capoti ne ha anche per gli avversari: «Anche se c’è ancora qualcuno che speculando politicamente avrebbe preferito tenersi il vecchio palazzo, con rischi e degrado annessi, noi siamo convinti di aver intrapreso un grande percorso che cambierà il volto di questa zona della città. Un intervento dal grande valore urbanistico e sociale».