Inchiesta “Casa Amata” archiviata: a Casarano nessun reato da parte del sindaco Stefàno e 13 consiglieri

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Casarano – Si chiude con l’archiviazione l’inchiesta sulla vicenda giudiziaria che ha visto implicati il sindaco Gianni Stefàno e 13 consiglieri comunali per “abuso d’ufficio” e “rifiuto di atti d’ufficio”. Queste le ipotesi di reato contenute della querela avanzata dal legale rappresentante della Casa Amata srl, l’istituto di cura  che intendeva avviare in città, presso la sede di via Agnesi, una Comunità riabilitativa psichiatrica per pazienti autori di reato ad elevata complessità” (ovvero le cosiddette “Crap dedicate”).

Con la recente ordinanza, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce ha confermato il provvedimento di archiviazione già disposto dal Pm, al quale Casa Amata si era opposta. Le indagini presero il via in seguito all’adozione da parte del Consiglio comunale della Deliberazione del 29 novembre 2017 con la quale si modificava il Regolamento di Igiene  e sanità con la previsione che tale tipo di strutture non potessero sorgere a meno di 500 metri da “luoghi sensibili”.

L’Amministrazione si era orientata in tal senso in seguito alle preoccupazioni espresse dai residenti di via Agnesi e del quartiere nei pressi dell’ospedale, lì dove Casa Amata intendeva avviare la Comunità, “tenendo conto della vicinanza con l’asilo comunale, la scuola materna, l’ufficio postale ed un supermercato”.

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Da Palazzo di Città si sottolinea come il Gip abbia sancito “la piena correttezza di quella Deliberazione nella misura in cui afferma, tra l’altro, che L’Amministrazione comunale altro non ha fatto se non fare proprie le preoccupazioni dei cittadini di via Agnesi, senza alcuna finalità di pregiudizio per l’attività di impresa della Casa Amata giacché si prevedeva nella deliberazione adottata un congruo termine per lo spostamento della struttura”.

«È stato acclarato – afferma il sindaco Stefàno – che l’Amministrazione comunale ha agito nell’interesse pubblico cercando di contemperare interesse pubblico e privato. Dispiace solo che per giungere all’affermazione  di tali verità sia stato necessario scomodare un Tribunale ipotizzando la commissione di reati, come poi si è visto, inesistenti e strumentalizzando l’intera vicenda».

 

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