In Italia la mappa della distribuzione del Coronavirus sta cambiando. Non ideale la tendenza della Puglia

1434
Enrico D’Ambrosio

Gallipoli – In uno studio condotto dal dottor Enrico D’Ambrosio (di Taviano), specialista in Anatomia patologica, si evidenzia come nel quadro della situazione Coronavirus in Italia, al di là di una generale diminuzione dei casi positivi, sta cambiando la distribuzione del rischio nelle regioni rispetto alla fase 1. Ciò è dovuto a una diversa efficacia delle misure di contrasto in ambito regionale.

All’interno di questo quadro preoccupa la risalita della Puglia dalla bassa prevalenza alla media prevalenza. Non si è fatto tutto il possibile, probabilmente, per spegnere del tutto i focolai, specie quelli di Foggia, Bari e da ultimo anche Brindisi. Di seguito si riporta lo studio a firma del dottor D’Ambrosio.

Dove sono adesso i casi positivi per Covid

Col presente studio si cerca di evidenziare come si sta modificando la distribuzione dei casi positivi per Covid nelle regioni italiane come effetto delle misure di contenimento introdotte a livello nazionale e regionale. In un precedente studio pubblicato su Piazzasalento il 14 maggio 2020 era stata descritta la mappa del contagio alla fine della fase 1 ed erano state individuate tre macroaree del territorio nazionale con alto, medio e basso livello di prevalenza riferita a tutto il periodo che va dall’inizio della pandemia in Italia fino al 29 aprile 2020.

In ciascuna delle  macroaree (Tabella 1) erano state elencate le regioni che ne facevano parte con un ordine decrescente di prevalenza dei casi positivi in rapporto agli abitanti residenti (tasso di prevalenza x 100.000 residenti). Nel presente studio, basato sui dati forniti dalla Protezione civile, si prende invece in considerazione la prevalenza puntuale del 23 maggio 2020 dei casi positivi, ossia il numero dei casi positivi ancora presenti in questa data in Italia e nelle diverse Regioni e Province autonome.

La provenienza dei dati 

Questo numero corrisponde ai casi positivi accertati con test tampone che sono rimasti tali nei vari ambiti territoriali considerati dopo che si sono verificati nel corso del tempo numerosi casi di guarigione ossia di negativizzazione del tampone (e purtroppo anche diversi casi di morte per Covid). In sostanza questo numero è il risultato di quanto è avvenuto nel corso del tempo, da una parte a causa dell’andamento del contagio e dall’altra per effetto della diversa efficacia delle misure che nei vari ambiti regionali sono state introdotte per combattere la malattia.

Il numero assoluto di casi positivi esistenti il 23 maggio 2020 e il corrispondente tasso di prevalenza per 100.000 abitanti residenti è stato riportato nella Tabella 2, in cui le Regioni sono ordinate per tasso di prevalenza decrescente e raggruppate in tre macroaree ad alta, media e bassa prevalenza. Come si può vedere dal confronto fra la Tabella 1, che fotografava la situazione al 29 aprile 2020, e la Tabella 2 che esprime la situazione del 23 maggio 2020, la mappa di distribuzione dei casi positivi in ambito nazionale è notevolmente cambiata ed è cambiata anche la composizione regionale delle tre macroaree. Alcune regioni che nella fase 1 erano comprese nella macroarea a elevata o media prevalenza, per effetto di efficaci misure di contrasto, sono passate nella macroarea di bassa prevalenza (Valle d’Aosta, Friuli e Umbria) o di media prevalenza (Alto Adige).

Indagine per macroaree e regioni

Un netto miglioramento di posizione registra in particolare l’Umbria, che, passata dalla media prevalenza alla bassa prevalenza, attualmente risulta la regione col minor numero di casi in Italia. Viceversa alcune regioni che prima erano nella bassa prevalenza hanno traslocato nella macroarea a media prevalenza (Abruzzo, Lazio Molise e Puglia), mentre le Marche passano dalla macroarea a prevalenza intermedia alla macroarea a elevata prevalenza. Le restanti regioni conservano la loro originaria collocazione nelle tre macroaree, sia pure con piccole variazioni di postazione.

Fra queste regioni in posizione stabile vanno menzionate la Lombardia e il Piemonte che risultano ancora quelle più colpite in Italia, e la stessa Emilia Romagna, che sia pure in coda resta ancora nel gruppo delle regioni con maggior prevalenza di casi positivi. Ovviamente la prevalenza puntuale registrata in data 23 maggio 2020 presenta in tutte le regioni valori di gran lunga inferiori a quelli della prevalenza di periodo riferita ai mesi di febbraio, marzo e aprile e indica una generale diminuzione del numero di casi positivi per Covid su tutto il territorio nazionale.

Ma nel contempo indica, per i casi positivi che rimangono, un cambiamento significativo della geografia della distribuzione del virus in Italia, cosa che verosimilmente è addebitabile a politiche diverse (più o meno efficaci) di lotta all’epidemia applicate nelle varie regioni. Si potrà vedere, con uno studio analogo che sarà condotto alla fine della fase 2 (dopo il 3 giugno), se la tendenza evidenziata da questo studio sarà confermata e in quale misura.