Il “profumo d’antico” del centro storico di Gallipoli nell’ultimo libro di Gino Schirosi

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Gallipoli – Fresco di stampa (edito a luglio scorso, tipografia 5 Emme di Tuglie), è stato presentato giorni fa a Gallipoli l’ultimo lavoro del prof. Gino Schirosi “Profumo d’antico. Il Centro storico di Gallipoli” che si presenta come una summa di tutti gli studi e le ricerche che riguardano la “Città bella”. Evidenti nel libro l’amore che il professore nutre per la sua città e la voglia di fare chiarezza sulla storia con l’aiuto (da bravo docente di latino e greco) delle fonti classiche.

Tutto ruota intorno al centro storico o “antico” della città.  Nel secolo scorso si discusse a lungo su quale fosse la terminologia più esatta. Ne diede una definizione Roberto Pane che, partendo da una ricerca sulla struttura urbanistica di Napoli, sostenne che “il centro antico corrisponde all’ambito della stratificazione archeologica, il centro storico è la città stessa nel suo insieme, ivi compresi i suoi agglomerati moderni. In altre parole, ciò che è antico è storico, ma non tutto ciò che è storico è antico”. L’obiettivo della precisazione era ottenere vincoli più restrittivi per il centro antico rispetto alle altre zone storiche della città. Nel tempo “centro storico” ha prevalso su “centro antico”. Così nel testo di Schirosi: «Gallipoli è stata ed è tuttora il Centro storico, tutto il resto è valore aggiunto…se nel complesso il nuovo ruota intorno alla città-isola abitata, l’antico sito colonizzato dai greci, la città in assoluto per secoli fino al 1858, diocesi solo di se stessa, la più antica del Salento, anzi la più piccola d’Italia».

È un centro storico che “profuma d’antico”, anzi l’impressione tangibile per chi ci vive ed è consapevole dell’importanza del luogo, è di essere “seduti sulla storia”.«A Gallipoli il Centro storico dovrebbe rappresentare l’orgoglio di tutti i gallipolini, l’oggetto dei desideri e degli interessi non solo di ogni studioso ma soprattutto di politici e amministratori, non senza l’impegno di tutta la comunità a rispettarlo e a curarsene sempre di più con maggiore zelo e attenzione, senza l’assillo di doverlo sfruttare ad ogni costo».

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D’altronde la storia non è scritta solo nei libri ma anche sulle pietre “in qualcosa di costruito, e chiese, case, ponti, castelli, mura, anfiteatri, monumenti possono raccontare le loro vicende con la chiarezza di un libro stampato, se si hanno occhi per vedere” (Eileen Power,1930). È quanto racconta l’architettura civile e sacra di Gallipoli: 30 case a corte, 40 palazzi gentilizi, 35 frantoi ipogei censiti, 40 edicole sacre, 15 chiese di cui 7 a vista mare, 10 confraternite laicali.

I centri storici non esistono per nostri meriti, sono un patrimonio che abbiamo ereditato, un “patrimonio culturale costruito” nel tempo che va trasmesso alle generazioni future. Per questo sono importanti libri come questo che rinnovando antiche acquisizioni portano avanti il lavoro di ricerca e di approfondimento e insegnano a “leggere” e ad ascoltare quello che le pietre raccontano.

Ma perché le pietre del centro storico continuino a raccontare hanno bisogno di attenzione. Schirosi non si tira indietro e prova a buttare giù gli obiettivi primari per una “riqualificazione particolareggiata”: arredo e decoro urbano, tutela dell’eredità storico-artistica, attenzione ai servizi primari della popolazione, per evitare che il centro storico diventi un “borgo fantasma”.

L’impostazione del testo (una prima parte che riprende temi storici e linguistici intorno alle origini di Gallipoli seguita da una carrellata sui principali monumenti della città: fontana greca, castello, le case a corte,) aderisce alla tesi che i centri abitati sono da considerarsi testimonianza storica e questo permette di passare da un’idea di pura salvaguardia dei contenuti artistici a quella più ampia di beni culturali storicamente definiti. Per questo l’attenzione che si pone sul singolo monumento o opera d’arte trova una sua motivazione sul contesto storico stratificato. Non solo, quindi, aspetti estetici, ma testimoniali e documentari che tutta la prima parte del libro sottolinea e mette in evidenza come indispensabili per cogliere fino in fondo la storia e la bellezza che i luoghi continuano a raccontare.

Un libro che non può mancare nella biblioteca di chi ama la storia e pensa, con Cicerone che essa sia “vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis” contro chi invece pensa che la storia “non è magistra/di niente che ci riguardi” . Un libro di non facilissima lettura: un attento lavoro di editing avrebbe liberato il testo da ripetizioni dovute a temi ripresi dai precedenti lavori dello stesso Schirosi e dalla voglia manifesta di offrire al lettore il massimo delle informazioni e di chiarezza su alcune tesi sull’origine della città che l’autore considera ormai superate ma che ancora riaffiorano. A volte, soprattutto quando le cose da dire sono tante e ritenute tutte allo stesso livello importanti, risulta difficile lavorare per “sottrazione” mentre la somma e la moltiplicazione sono in agguato.

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