Il pane, le pietre e gli “oggetti smarriti”

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La lettura de “Il pane e le pietre” di Mario Toma (Giorgiani editore) ha un effetto immediato sui lettori, sia su quelli che hanno superato gli “anta”, sia su quelli più giovani: gli uni e gli altri sono costretti bruscamente a prendere consapevolezza del passaggio del tempo. I primi, che ritrovano nelle vicende dei protagonisti del Pci salentino riferimenti a persone conosciute e a situazioni magari vis- sute, sono tentati di abbandonarsi all’effetto nostalgia consolatrice; i secondi non hanno punti di riferimento per capire vicende e uo- mini della sinistra salentina negli anni Settanta e guardano a quegli anni e a quelle vicende come ascrivibili al mondo delle favole.

C’era una volta e ora non c’è più. In un caso e nell’altro pesa su tutti la considerazione di una parentesi chiusa, perché non sono passati solo gli anni, ma anche visioni della vita, concezione di rapporti e relazioni, modi di intendere l’impegno politico, riti e tradizioni.

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