Il dramma della Residenza di Soleto: rapporto dell’Asl sulle condizioni degli ospiti e i primi interventi. Morti per l’epidemia, fame o abbandono? Verifica in corso

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Soleto – Nella Residenza sociosanitaria assistita “la Fontanella” di Soleto, adesso ci sono 33 ospiti. Di questi, 30 hanno una positività al Covid-19. Gli altri frequentatori sono stati trasferiti presso strutture di ricovero dell’Azienda sanitaria locale di Lecce o presso Case di cura accreditate. Verifica ancora in corso sulle cause deidecessi.

E’ questa l’ultima istantanea scattata su di una residenza per anziani che è diventata, per difficoltà gestionali serie dei titolari, un temibile focolaio d’infezione da Coronavirus con 88 persone contagiate, 74 ospiti e 14 operatori sanitari e sociali.

Lo scenario di quel 26 marzo 

L’ha fatta l‘Asl di Lecce che l’ha presa in consegna dietro ordinanza del Sindaco di Soleto in qualche modo sollecitata dallo stesso gestore. Era il 26 marzo e quel passaggio ha consentito di fare piena luce su di un caso diventato nazionale ed esemplificativo dei rischi che corrono da Nord a Sud simili strutture, quando sono in difficoltà.

Di queste ore la drammatica situazione venuta alla luce del Pio Albergo Trivulzio di Milano (dall’1 al 7 aprile 27 morti) ed a Canosa di Puglia (Bari) con 37 positivi in una casa di riposo. A Soleto i decessi sono stati finora dieci. Tra gli ospiti anche persone dal Sud Salento, da paesi come Tuglie, Casarano, Moriggino (Maglie).

Carenza di assistenza e di alimentazione

Con una dettagliata nota l’Asl leccese ricostruisce la situazione trovata a “La Fontanella” al momento del subentro nella gestione, vale a dire dal 26 marzo, “legata alla constatazione di una carenza nei servizi assistenziali per mancanza di personale sanitario, verificatasi in seguito al contagio da Covid-19 di alcuni ospiti e di alcuni operatori della struttura”.

“Abbiamo ripristinato una condizione igienico sanitaria venuta meno nei giorni precedenti – relaziona l’Asl – e abbiamo dato cura e assistenza medica e sanitaria agli ospiti. Presso la struttura proseguono gli interventi sanitari e assistenziali garantiti dalla Asl” sin dal primo giorno.

Vi erano 90 assistiti

“Al momento della presa in carico della Struttura – prosegue il rapporto dell’autorità sanitaria –  gli ospiti erano circa 90, alcuni portatori di disabilità gravi e in alcuni casi con completa non autosufficienza”.

Ma non erano questi gli unici problemi.  “Per quanto attiene le condizione nutrizionale degli ospiti, considerando le loro condizioni di salute, la Direzione aziendale ha richiesto in data 29 marzo una specifica relazione al Servizio di dietetica e nutrizione clinica dell’Asl, che ha in carico questa tipologia di pazienti nelle strutture Residenziali e in Assistenza domiciliare integrata”, servizio specializzato nel definire “specifici regimi dietetici bilanciati”.

Pazienti malnutriti e con difficoltà a deglutire

Sulla base della verifica effettuata è stato così riscontrato che seguivano una nutrizione artificiale sette pazienti “con non autosufficienza completa per pregressa grave disabilità”. Di questi, quattro erano classificati come pazienti disfagici (difficoltà nell’atto di deglutire, ndr) e tre come pazienti malnutriti”.

Questi pazienti seguivano – rilevano dall’Asl – una nutrizione artificiale che si caratterizza per l’uso di vari prodotti dietetici (addensante, acqua gelificata, Ons (Oral Nutrition Supplement), sacche per nutrizione enterale, sacche per nutrizione parenterale”.

Una serie di cause ed effetti; verdetto sospeso

Una serie di intrecci, rapporti e relazioni fanno sì che l’Asl infine metta in guardia dal classificare i decessi fin qui avvenuti come causati dal Coronavirus: “Per quanto sopra, la correlazione diretta tra la carenza alimentare o assistenziale – si legge infatti – e la causa del decesso può essere effettuata solo dopo una analisi ponderata dei singoli casi. Verifica che al momento è in corso anche da parte della Magistratura a cui la Asl assicura tutto il supporto necessario”.