Gallipoli – Non poteva non provocare reazioni tra gli operatori del settore il recente “decreto sicurezza” che dimezza i fondi da assegnare a cooperative e onlus impegnate nell’accoglienza dei migranti (da 34 a circa 17 euro a persona). Dopo la recente protesta della Caritas di Lecce, che ha deciso di non partecipare al bando della Prefettura, anche le diocesi del sud Salento stigmatizzano i nuovi orientamenti del Viminale.

A Lecce, e non certo per questioni squisitamente contabili, non si sono tirate indietro solamente la Caritas diocesana diretta da don Attilio Mesagne (“non siamo dei semplici albergatori, ma resteremo ugualmente in trincea”, fanno sapere i diretti interessati) o le associazioni alla stessa collegate (“Vento nuovo”, “Comunità speranza” e “Caritas onlus”), ma anche l’”Arci” e la “Cooperativa rinascita”, che garantivano accoglienza a circa 600 migranti.

Don Giuseppe Venneri

Pur non avendo mai partecipato ai bandi Cas (Centri di accoglienza straordinaria), la diocesi di Nardò-Gallipoli guidata dal vescovo Fernando Filograna, ha affrontato non solo il problema degli immigrati stagionali e della lotta al caporalato a Nardò e nelle terre dell’Arneo, ma garantisce ogni giorno, con fondi propri, un piatto caldo agli immigrati e ai residenti in difficoltà economiche: ci sono mense infatti a Casarano, Nardò e Gallipoli, e in quest’ultima città c’è pure il Centro di seconda accoglienza estiva “AgaPolis”, che ospita più di 20 persone a notte (quest’anno operativo anche d’inverno).

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«Per scelta dei miei precedessori non abbiamo mai partecipato ai bandi Cas. Si dimentica – dice il direttore della Caritas diocesana di Nardò-Gallipoli don Giuseppe Venneri – che nella nostra diocesi ci sono oltre 300 volontari che “gratuitamente” offrono il loro servizio nei Centri di ascolto, in parrocchia, nelle mense e nel Centro AgaPolis. Non voler riconoscere il bene sociale che compiono la Chiesa cattolica e anche le altre Confessioni, supplendo molto spesso alle lacune dello Stato,  è fare un torto alla verità».

In conclusione un’altra nota di indignata amarezza: «È ingenerosa l’affermazione di Salvini quando dice che “è finita la mangiatoia”, dimenticando che non solo come Chiesa ma anche come cittadini avremmo 49 milioni di buone ragioni per dire che la “mangiatoia” sta, con tutto il rispetto, da qualche altra parte».

Non dissimile l’impegno nella diocesi di UgentoSanta Maria di Leuca guidata da mons. Vito Angiuli. «Già dal 2010, per nostra scelta, facciamo accoglienza ai migranti, e anche altro, senza nessun contributo statale, ma con i soldi delle parrocchie. Non può non farlo una parrocchia, se è una comunità cristiana», dice il direttore Caritas don Lucio Ciardo. Parroco a Tiggiano, nella chiesa di S. Ippazio, pur stigmatizzando le polemiche e la demagogia di questi ultimi tempi, don Lucio non perde tempo per dare risposte più che scontate alle offese che provengono da una parte del mondo politico verso il mondo del volontariato e nei confronti della Chiesa in particolare: utilizza invece la casa parrocchiale per ospitare 35 ragazzi, tra immigrati e ospiti, aiutandoli anche a inserirsi nel mondo del lavoro.

Dall’arcidiocesi di Otranto (arcivescovo mons. Donato Negro), il direttore della Caritas don Maurizio Tarantino fa sapere: «Noi non abbiamo mai presentato progetti di accoglienza di persone: forniamo altro tipo di servizi (due le sedi di sportelli giuridici, a Poggiardo e a Maglie) attraverso la cooperativa Atuttotenda ci occupiamo di vittime di tratta. Ciò che ci preoccupa di più – prosegue don Tarantino – è il modello di accoglienza: le persone non hanno solo bisogno di mangiare e dormire, non sono animali. È evidente che occorrono ben altri servizi se si vuole integrare veramente un cittadino che non conosce la lingua, le leggi e  la cultura italiana. È per questa ragione che non mi va di scendere sul terreno della polemica fine a se stessa, anche se debbo dirlo per amore di verità e di chiarezza che con questo tipo di politica”.

Il nostro non diventerà mai un Paese migliore. E il servizio di accoglienza in diocesi non lo si fa solo verso l’immigrato, ma anche verso nostri concittadini bisognosi: il nostro – conclude don Maurizio Tarantino – è infatti un servizio verso la persona. Su questo versante bisogna ragionare con serenità e senza fare sterile demagogia».

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