Il Comune modifica il progetto e la Regione ora rivuole oltre 450mila euro, a Neviano è polemica

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Neviano – Rischia di costare caro a Neviano il cambiamento di destinazione d’uso di una struttura per la quale la Regione ha concesso un finanziamento da oltre 450mila euro. Lo scorso 4 ottobre da Bari è giunta una nota in merito (“revoca e recupero di contributo comunitario”) ai soldi concessi per la realizzazione di una casa-rifugio per donne vittima di violenza nell’ex scuola “Giovanni XXIII”.

La struttura, realizzata in via Tuglie nel 2015 e poi adibita a sede dell’”Unità cure primarie” per l’espletamento di servizi medici diagnostici e di base, è stata sin dall’inizio del secondo mandato del sindaco Silvana Cafaro oggetto di forti discussioni tra gli schieramenti politici, proprio per via del cambio di destinazione d’uso voluto dall’Amministrazione.

La notifica della Regione, che ha concesso al Comune 15 giorni per un riscontro (ma i tecnici hanno chiesto una proroga), non contempla la chiusura della struttura e la cessazione dei servizi ma si fa concreto, se non certo, il rischio della restituzione dei fondi erogati. Il dipartimento Politiche della salute e del benessere sociale della Regione dà per perentorio l’ordine di revoca: «La struttura, sebbene autorizzata al funzionamento, non risulta operativa come casa rifugio per donne vittime ed anzi non ha accolto alcuna ospite. È possibile rilevale che alcuni locali risultano utilizzati come poliambulatorio. Si procede – concludono da Bari – alla revoca del finanziamento comunitario e al recupero del finanziamento regionale complessivamente erogato di 458.529,86 euro, visto che per i cinque anni successivi al finanziamento il Comune si è impegnato a non apportare modifiche sostanziali che ne alterassero la natura, gli obiettivi o le condizioni di attuazione».

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Cambio di destinazione che il Primo cittadino ha rivendicato a gran voce dal palco di piazza Concordia domenica scorsa, in un comizio-fiume in cui ha accusato l’opposizione di remare contro la città: «Hanno esercitato ogni mezzo di pressione, comprese le denunce alla Corte dei conti, hanno usato le loro conoscenze politiche per intervenire sulla Regione Puglia con interpellanze, col solo fine di bloccare la realizzazione della struttura. Questi atti portano le firme dei consiglieri Cosimo Pellegrino, Luigi Stifani e Anna Chiara Tundo».

La Sindaca ha poi spiegato come l’Amministrazione comunale abbia operato nell’ottica del bene del territorio: «Abbiamo preso un finanziamento per realizzare la casa-rifugio, abbiamo chiesto e trovato i soldi su quella misura. Dopo aver speso soldi e lavoro non potevamo lasciare la struttura ad ammuffire visto che in tre anni e mezzo non abbiamo mai avuto una sola richiesta per il servizio per le donne vittime. Era molto più utile realizzare la struttura per i servizi sanitari, di cui c’era necessità immediata».

La cosiddetta “Unità cure primarie”, il “supergruppo” di medici radunati in un’unica struttura ai fini dell’ottimizzazione dei servizi, era originariamente collocata in una struttura in via Dante, nei pressi della Casa comunale: l’Amministrazione ottenne nel 2015 un finanziamento per la realizzazione di un asilo nido nell’immobile, dirottando i servizi sanitari (operazione portata a compimento nel giugno dello scorso anno) nella discussa struttura di via Tuglie, con lunghe e pesanti polemiche con la minoranza di piazza Concordia, di cui fa parte anche uno dei medici interessati, il consigliere Luigi Stifani.

Con la Cafaro si schiera il consigliere regionale Antonio Trevisi. «Servizio importantissimo per la città. Sono al fianco del Sindaco di Neviano nella battaglia per non far chiudere il poliambulatorio. La burocrazia non può essere più importante della salute dei cittadini», fa sapere il pentastellato mentre le opposizioni hanno programmato per sabato prossimo un comizio per comunicare le proprie osservazioni alla cittadinanza.

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