I segni e i sogni dei profughi ebrei a S. Maria al Bagno: passano al Comune le foto di Antonio che fissò la Storia

Il Museo della memoria e dell'accoglienza compie 10 anni

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Gli studenti del liceo Quinto Ennio di Gallipoli in visita al Museo della Memoria e dell’Accoglienza

Nardò – I pannelli fotografici che ritraggono i profughi ebrei a Santa Maria al Bagno tra il 1944 e il 1947 sono di proprietà del Comune. Il 29 novembre scorso il Consiglio comunale ha dato l’ok all’acquisizione al patrimonio dell’ente dei quaranta pannelli donati dall’associazione Pro Murales ebraici di Paolo Pisacane, attualmente esposti al Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno. Nessun sostanziale cambiamento, poiché da diversi anni pannelli e fotografie sono nel museo di proprietà del Comune e lì rimarranno esposti a beneficio dei visitatori.

Il contenitore culturale della marina neretina, va ricordato, racconta gli anni Quaranta del secolo scorso, periodo nel quale un campo di accoglienza a Santa Maria al Bagno ospitò gli ebrei liberati dai campi di sterminio. L’unica novità è dunque ora rappresentata dal passaggio formale della proprietà dei pannelli fotografici, dall’associazione al Comune. Il dono bello e simbolico alla collettività è il risultato di un lungo lavoro svolto sin dagli anni Ottanta da Paolo Pisacane con pazienti e meticolose ricerche, memorie, testimonianze e ricostruzioni storiche che hanno portato a due importanti traguardi: nel 2005 la Medaglia d’Oro al Merito civile alla Città di Nardò da parte del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e nel 2009 la nascita del Museo.

«Fotografie dall’indiscutibile interesse culturale e dall’altrettanto indubbio valore morale, che l’ente fa proprie grazie alla generosità di Paolo Pisacane e dell’Apme, in un certo senso custodi di una vicenda storica che fa onore alla città e ai neretini», è il commento di Mino Natalizio, assessore comunale con delega ai Musei.

L’autore di quegli scatti donati al Comune Ma chi realizzò quelle foto, probabilmente inconsapevole che attraverso quei clic, non quelli telematici di oggi ma quelli di “ferro” dell’epoca, si stava scrivendo un importante capitolo di storia neretina e dell’Italia meridionale? Un quasi 18enne del posto: Antonio Mazzarella. Fu lui, prima di diventare un affermato fotografo, a immortalare profughi ebrei di mezza Europa sorridenti davanti all’obiettivo con gli abitanti del posto. Dal 1943 il giovane Uccio frequentò a lungo il campo di accoglienza di Santa Maria al Bagno fotografando volti, storie e scene di vita quotidiana.

Il cavalier Mazzarella: così è oggi ricordato quel giovanotto nato il 3 ottobre 1926 e scomparso nel 2006, in tempo per vedere la sua città, all’epoca guidata da Antonio Vaglio, ricevere dalle mani del Capo dello Stato la medaglia d’oro per quella straordinaria storia di accoglienza per migliaia di profughi raccontata anche, forse soprattutto, dalle sue fotografie.

Il Museo oggi Come detto, le storie di accoglienza ai profughi ebrei nel Salento sono raccontate dal Museo della Memoria e dell’Accoglienza di Santa Maria al Bagno (lungomare Lamarmora), attualmente gestito dalla cooperativa “Fluxus” di Valeria Dell’Atti di Nardò. Oltre a foto e documenti, in una delle sale sono esposti i murales originali dipinti da Zvi Miller, artista ebreo-rumeno che soggiornò nella marina neretina. Orari di apertura: a dicembre tutti i fine settimana (per info e prenotazioni tel. 380 04739285). La struttura, progettata dall’architetto Luca Zevi, è stata inaugurata il 14 gennaio 2009. Tra un mese, oltre agli appuntamenti per la Giornata della Memoria che si celebra il 27 gennaio, ricorrerà proprio il decennale dall’apertura del Museo. Tra i visitatori stranieri, che sono numerosi, si segnalano coloro che provengono da Israele, Canada, Stati uniti, Australia e Francia.