I “cunti” di Papa Cagliazzu al tempo dei social nel libro del neretino Giovanni D’Elia

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Giovanni D’Elia

Nardò – Ci sono personaggi che sono inossidabili e resistono agli attacchi del tempo. Non importa se siano realmente esistiti o siano nati dall’immaginazione popolare che ne ha alimentato il ricordo nel corso degli anni. È sufficiente il nome, che diventa la sintesi degli umori, delle caratteristiche e delle contraddizioni di una determinata epoca.

Una di queste figure è senz’altro papa Cagliazzu, il mitico prete di Lucugnano (frazione di Tricase), al secolo don Galeazzo De Palma, attivo tra il 1589 e il 1591. A rinverdire i suoi mitici “culacchi”, anzi a calarli nell’attuale mondo dei social, interviene ora, fresco di stampa, il libro del neretino Giovanni D’Elia dal titolo “Papa Cagliazzu 2.0  Li cunti di Papa Cagliazzu, oggi”, edito da Youcanprint.

Ricordi di comunità

Scene di un’epoca che vive solo nei ricordi di chi ha i capelli bianchi. Le sere d’estate, le donne sistemavano le sedie sul marciapiede, spesso anche sul piano stradale (tanto quante auto circolavano?) e pian piano si formava un bel gruppo, all’inizio soprattutto di donne. Più tardi si aggiungevano gli uomini. I fatti della giornata venivano sviscerati, qualche insinuazione, qualche pettegolezzo e alla compagnia si aggiungevano anche i giovani e i ragazzi. D’altronde, dove potevano  andare?

A un certo punto, quando l’attenzione calava e  la conversazione languiva e soprattutto si sentiva il  bisogno di leggerezza, c’era sempre qualcuno che proponeva “nu cuntu te papa Caliazzu”. La proposta faceva centro e già prima dell’inizio del racconto gli occhi del narratore, e di riflesso quelli degli ascoltatori, diventavano ammiccanti, mentre  un sorriso d’intesa aleggiava su tutti i visi. Potenza di una figura della cui esistenza reale non si conosceva niente, ma di cui il carattere  era noto e tramandato di racconto in racconto.

A nessuno importava se fosse davvero esistito, perché erano sufficienti le notizie principali: si trattava di un prete di campagna di un piccolo paese, Lucugnano, nel Capo di Leuca, vicino Tricase. Ancora lontano il tempo e soprattutto la consapevolezza che il medesimo paese sarebbe stato il buen retiro del poeta Girolamo Comi, conosciuto e stimato in Europa, e che la sua casa sarebbe diventata sede dell’Accademia salentina, e ora di un museo.

I cunti di ieri diventano cunti di oggi?

Nel libro di D’Elia in 71 cunti Papa Cagliazzu si “confronta” con la realtà odierna, lui frutto di una società in cui erano ancora molto forti le differenze di classe, con ampi retaggi feudali, in cui il popolo con espedienti furbi e sagaci cerca di vendicarsi dei soprusi della nobiltà. Il cambio di situazione e il salto di secoli non fanno cambiare al prete di Lucugnano i caratteri tradizionali tramandati di generazione in generazione. Nel libro di D’Elia è sempre il prete arguto, prammatico, con lo sguardo rivolto più in terra che al cielo, irriverente, verace incarnazione dell’anima popolare che in sintesi è il segreto del successo della figura di papa Cagliazzu e dei suoi cunti.

Maurizio Nocera

Ci sarà gente che avrà voglia di ascoltarli così rinnovati? È la domanda che ci si pone dopo la lettura del libro, a cui risponde implicitamente la postfazione illuminante di Maurizio Nocera. La prima raccolta dei cunti risale al 1894, a cura di Ruggero Rizzelli. Si trattava di 66 aneddoti destinati nel tempo ad aumentare perché chi successivamente vi ha messo mano, pur conservando le caratteristiche della personalità di Papa Cagliazzu, si è sentito autorizzato a inventarne degli altri.

Nelle varie edizioni (1912, 1918, 1926, 1953,1970 … fino agli anni 2000) e nei vari interventi, tutti puntualizzati scrupolosamente da Nocera, vengono messe in evidenza proprio quelle che sono le caratteristiche dei racconti “epici”: la voglia di tramandare e la ripetitività, fondamentale quando la tradizione è soprattutto orale. Nel libro di D’Elia va sottolineata soprattutto, oltre alla vivacità della scrittura, la voglia di raccontare il prete di Lucugnano rinnovando del tutto il contesto storico. E non è un’operazione facile. D’altronde nessuno racconta le “gesta” di Papa  Cagliazzu nelle sere d’estate… ci sono i social, ci sono i blog.

L’autore

Giovanni D’Elia (Nardò, 1981) si laurea in Giurisprudenza a Pisa, consegue un Master nel senese e ritorna in Salento per svolgere la pratica legale e, nel contempo, interessarsi alle storie e alla cultura del territorio. Dal 2011 al 2019 ha gestito un’attività commerciale di prodotti artistici e artigianali locali; nel 2016 ha  conseguito il titolo di avvocato, professione che però, attualmente, non svolge.

Ha pubblicato diversi saggi sulla tutela del patrimonio culturale immateriale, due e-book: “In Itinere – Guida alla sopravvivenza per Espositori itineranti” (2013) e “Breve Storia dell’Arte in Italia” (2016); nel 2017 anche una raccolta di poesie per Aletti Editore. Ha scritto sul blog LeggiOggi e scrive attualmente per diversi blog in tema di arte, politica, cultura, società e turismo.