I contratti e la realtà sugli “invisibili” delle angurie

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PIERO PLANTERANardò. Sono oltre 700mila ad oggi gli “invisibili” che in Italia vengono sfruttati nelle campagne. A dirlo è il “Rapporto caporalato e agromafie” condotto dalla Flai Cgil. Compresa Nardò, che da luglio a settembre diventa una delle “capitali italiane” di questo traffico, per le angurie in particolare. Se si provano a contare gli “invisibili” delle campagne neretine viene fuori  che da giugno 2012 a giugno 2015 sono state circa 600 le cosiddette “movimentazioni” di braccianti; di questi,  solo una trentina erano stranieri, pur essendoci state dal 2014 ad oggi oltre 400 iscrizioni di extracomunitari nelle liste di prenotazione in agricoltura.

I rapporti di lavoro “legali” sembrano essere quindi davvero pochi. «Ma questo non significa che sicuramente ci sia dietro del “lavoro nero” – mette in guardia Piero Plantera, del Centro per l’impiego di Nardò – semplicemente potrebbe trattarsi di utenti che si sono registrati presso il nostro centro e poi hanno lavorato in altra provincia e noi non lo sappiamo».
La sensazione, tuttavia, è che i neretini disposti a lavorare nei campi siano davvero pochi. Fatta eccezione naturalmente per le diverse famiglie del posto che da generazioni portano avanti terreni e colture, spesso vivendo in campagna. E gli altri?
La maggior parte dei braccianti stranieri proviene da Senegal, Marocco e Nigeria. Da qualche tempo arrivano anche da Albania, Romania e Bulgaria: raggiungono mogli, compagne e sorelle che già lavorano qui come badanti.