“I contagi tra i banchi sono pochi, si riaprano le scuole”: è scontro tra Azzolina ed Emiliano, che smentisce incontro e chiarisce: “A distanza per poche settimane”

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Gallipoli – «Si riaprano al più presto le scuole, evitando conseguenze gravi, presenti e future, per gli studenti e per le famiglie»: in una sorta di “cortocircuito” istituzionale, è la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina a contestare la decisione assunta dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.
L’ordinanza firmata ieri sera ha mandato in subbuglio il mondo della scuola: in pochi sembrano accettare la chiusura degli istituti, con l’attivazione della sola didattica a distanza, da domani 30 ottobre sino al 24 novembre. Lo scontro è su tutti i fronti, con le proteste di genitori, studenti e docenti e della stessa ministra Azzolina, che ridimensiona le preoccupazioni del presidente della Regione il quale, nel motivare la sua decisione, ha parlato di un “impressionante” numero di contagi.

 

La ministra: “Contagiati solo 417 studenti su 562mila”

«Eppure – replica la ministra – secondo quanto ci ha comunicato, si tratta di 417 studenti risultati positivi (su una popolazione studentesca di 562 mila). La stessa Regione ha poi ammesso che il problema in realtà non è la diffusione del virus all’interno delle scuole ma l’organizzazione del lavoro della Sanità regionale. Pensare di risolvere il problema chiudendo le scuole è una mera illusione. Perché i ragazzi escono, anzi usciranno di più e rischieranno di contagiarsi. A scuola invece, non solo ci sono misure di sicurezza, ma anche protocolli che permettono controllo e tracciamento».

La ministra riferisce di “messaggi di sconforto, delusione e amarezza”. «La comunità scolastica pugliese nei mesi scorsi ha lavorato tantissimo, per preparare le scuole alla riapertura. Dimostrando spirito di sacrificio e responsabilità. La stessa che oggi è richiesta a tutti gli attori istituzionali per non togliere alle bambine e ai bambini momenti di socialità, studio, impegno e crescita. La scuola non è “un problema” come qualcuno ha scritto. La scuola è futuro e speranza”, conclude Azzolina.

“Riaprono le scuole”: ma è falso

Intanto lo stesso Emiliano è dovuto intervenire per smentire la notizia (circolata vorticosamente sui social in queste ore) di una “videoconferenza straordinaria” con la ministra per trovare una soluzione al problema, insieme ad un’ipotetica (ma pure questa falsa) riapertura delle scuole già da domani. «Questo comunicato è un falso messo in piedi da chi evidentemente non si rende conto della gravità del momento e si diverte a seminare confusione. Sospendendo la didattica in presenza – spiega ancora Emiliano – ho esercitato le mie legittime prerogative previste dalla legge, come il presidente del Consiglio ha esercitato le sue con i vari dpcm che ha emesso”.

“Se ho qualcosa da dire al Governo o al Presidente Conte – ha continuato – lo faccio nella sede competente, in riservatezza e senza polemizzare pubblicamente. Siamo in una vicenda più grave del previsto che va gestita con unità e rispetto reciproco. Stiamo cercando soluzioni per le famiglie pugliesi che non sanno dove lasciare i bambini più piccoli e sono certo che riusciremo ad attutire il loro disagio nei prossimi giorni».

I dati ribaditi dall’assessore Lopalco

«La scuola non chiude, si passa per poche settimane alla didattica a distanza», spiega intanto in un post su Facebook l’assessore regionale alla Sanità Pier Luigi Lopalco nel giustificare la decisione di Emiliano con “l’evidenza dei dati rilevati dai Dipartimenti di prevenzione”. «Sono almeno 286 le scuole pugliesi toccate da casi Covid. Tutto questo – spiega l’epidemiologo – in un solo mese di apertura e nonostante in Puglia la scuola sia iniziata il 24 settembre, ben 17 giorni dopo altre regioni. I dati ci dicono che sono almeno 417 gli studenti risultati positivi e 151 i casi positivi tra docenti e personale scolastico, ma sappiamo bene che il dato è sottostimato. Ci auguriamo che i dati epidemiologici consentano al più presto il ritorno alla didattica in presenza».
Lopalco parla poi del “grido di dolore che giunge dalla sanità territoriale”. «Pediatri e dipartimenti di prevenzione che nelle ultime settimane sono stati sommersi dal lavoro (spesso inutile) di tamponi e certificazioni generati dal mondo della scuola. Ciascun evento di positività, infatti, attiva una ingente carico di lavoro sui dipartimenti di prevenzione. Uno studente positivo genera almeno una ventina di contatti stretti più quelli familiari. Se ad essere positivo è un docente che ha in carico più classi, questo numero si moltiplica ulteriormente. Tradotto significa: migliaia di persone in isolamento fiduciario di almeno 10 giorni per contatto stretto, con tutti i disagi a carico delle famiglie specie quando sono i più piccoli a essere messi in quarantena”.

“Avevo avvertito: rischio epidemia da certificati”

“Ma significa anche – ha insistito l’epidemiologo – migliaia di ore di lavoro per gli operatori dei dipartimenti di prevenzione, perché devono effettuare i tamponi, la sorveglianza sanitaria e le attività di tracciamento, a cui si aggiunge l’enorme carico di lavoro dei laboratori per l’analisi dei tamponi. Per non parlare degli studi dei pediatri che sono stati presi d’assalto dalle centinaia di genitori che avevano bisogno dei certificati per la riammissione a scuola». Con una chiusa che farà discutere: “Avevo avvertito da tempo sul rischio epidemia da certificati e tamponite…”.
Intanto i rappresentanti d’Istituto delle scuole di Lecce e provincia fanno sapere che da domani gli studenti non prenderanno parte, né in presenza, né in via telematica (didattica a distanza), alle lezioni, “fino a quando non si riceverà ascolto da parte delle istituzioni regionali”. Anche per loro l’ultima ordinanza regionale “non tiene minimamente conto delle esigenze degli studenti in materia di trasporti e di orari”. Chiedono, infatti, “un potenziamento della linea dei trasporti pubblici, al fine di garantire sicurezza ed efficienza durante gli spostamenti degli studenti pendolari”, oltre ad un adattamento degli orari delle tratte, in base alle ultime disposizioni, le quali prevedono l’ingresso degli studenti non prima delle ore 9. Altra richiesta quella di “ulteriori incentivi e finanziamenti a sostengo della Didattica a distanza per garantire a tutti il diritto all’istruzione”.

Sciopero e flash mob 

Domani mattina, venerdì 30 ottobre, il Comitato “La scuola non si chiude -scuole diffuse in Puglia” promuove alle 8 un flashmob davanti ai cancelli delle scuole primaria e secondaria di Puglia. «Da Bari a Lecce, da Foggia a Taranto tutti uniti in manifestazioni pacifiche, per denunciare la violazione da parte della Regione Puglia dell’art.14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea», affermano i promotori (a Presicce-Acquarica le prime adesioni).

I genitori, nel rispetto delle norme di sicurezza e prevenzione Anticovid previste dalla normativa vigente, si presenteranno davanti alle scuole all’orario di apertura, appenderanno gli zaini dei propri figli al cancello e stazioneranno pochi minuti, tanti quanti ogni mattina, gli studenti, muniti di mascherine e nel rispetto delle misure di prevenzione, impiegavano per raggiungere la propria classe.